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UMBERTO DONATO DI PIETRO (Roma)

Autori Italiani
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Umberto Donato Di Pietro nasce a Roma il 16 di aprile 1938.
Ha trascorso i suoi anni in questa città, esercitando per diverso tempo l’attività di Controllore del Traffico Aereo, presso l’Aeroporto di Ciampino.
Ha poi intrapreso l’attività di commercialista, scrivendo alcuni trattati fiscali, tra i quali, “Del ricorso Tributario”.
Consulente del Tribunale civile e penale di Roma.
Autore dei romanzi: “Il mistero della spilla”, "Il velo bianco", "Il senso della vita - Giulia"
Ha prodotto diversi volumi di poesie, tra cui:
“La Valle”, “Parlo alla Luna”, “Quando parla il cuore”, e diversi altri.
Nel 2018, al compimento dei suoi ottanta anni, si è dedicato un volume, di oltre 220 pagine, dal titolo: “Er profumo de Roma”, dove, in romanesco, in lingua ed aforismi, ha voluto esprimere gioie e dolori del suo percorso di vita.
È scrittore e poeta. Innamorato delle donne, della poesia ma, soprattutto, della sua città: Roma. Nei suoi testi ritornano spesso spaccati di vita vissuta, in particolar modo i bombardamenti di Roma del 1943 e la quasi distruzione del suo quartiere. È però, soprattutto, un poeta: cantore di quell’Amore genuino che ha rappresentato sempre per tutti il motore della vita. Nelle sue liriche è possibile nutrirsi di questo sentimento nobile che, per il poeta, rappresenta la memoria storica del vissuto e il tentativo di inviare, alle future generazioni, il messaggio educativo che l’Amore sincero, sentito, porta con sé il trionfo di una vita, che vale la pena di essere vissuta in autenticità e pienezza d’animo. Ha vinto numerosi concorsi poetici e letterari a vari livelli.

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SERE DI MAGGIO

Tardo quel tempo, ormai sì lontano
Trascorso nella quiete di silente borgo
Belli i ricordi, che in mente mia allocano,
Serate di maggio, che più non torneranno
L’usar sedersi della propria casa all’uscio,
A smaltir del giorno andato il caldo
E faticoso diurno operar ne’ campi.
Tutto era silenzio, di tanto in tanto, una
Melodia di voci.
In adorne edicole, da cero Illuminate,
Si usava cantar alla Madonna
Un salmo
Soave profumo di ginestre
Da rigogliosa valle saliva
L’ incrociar dell’amato
Sguardo, volto arrossiva
Altalenanti, fosforescenti lucciole,
Apparivano
Più nitide sembravano le stelle
E l’ammirar un canto che saliva
In alto
Cuor mio, or piange, nel desio intenso
D’aver ritorno a quel ch’oggi mi manca.