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Mer, Ott
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GIUSEPPE VENTICINQUE (Catania)

Autori Italiani
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Giuseppe Venticinque nasce a Catania il 14 Marzo 1957. Da sempre appassionato e incuriosito dalla letteratura legge tutto ciò che può per poi riversare l’apprendimento scrivendo libri scolastici, racconti, storie aneddoti di vita vissuta raccontate da persone vere che hanno vissuto personalmente la fame, la guerra la povertà, inteso come l’insieme del suo vissuto. In questi anni ha raggiunto vette significanti con molti premi Nazionali e Internazionali avvalendosi della Voce espressiva che sa penetrare il cuore di tutti i poeti, una persona speciale Rodolfo Vettor. Le poesie da vari giudizi segnalate da Scrittori, Giornalisti e Personaggi famosi mettono in evidenza le parole usate da Giuseppe Venticinque che descrivono benissimo in un nuovo modo di scrivere e non tutti sono in grado di percepire il sottile intreccio di attimi di follia verso l’amore, chi sa entrare nella mente del poeta ha già saziato la conoscenza del sapere.

 

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FORSE NOI

La città si risveglia lentamente
e sto guardando il nostro film
quanti dettagli mi sono perso,
forse in qualche modo riesco a tornare,
rimpiango e ti dedico tutto il tempo
perché ho bisogno di capire
la tua folle corsa,
un po’ per scommessa
un po’ per chi nella vita
si rimette in gioco e se non
altro racconta di se stesso,
per questo non resta niente uguale,
neppure il tuo viso
ed è in quella attesa che ho amato,
quei treni aspettati
e tutto nelle cose sottovalutate
forse scontate,
stupore e meraviglia rivela chi ascolta
per questo non sei uguale a te stesso,
quasi per dire non è successo niente
nel senso più ampio
e oggi niente lo è
neanche io e te
d avanti ad un caffè.

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LA DIVERSITÀ

In un tempo quotidiano
fatto di piccole cose
nel grande giorno
fatto di niente,
in un posto silenzioso
una voce silenziosa
una voce diversa
nasce muta la prima volta.
Viaggia nel paese dei mostri
verso segni sconosciuti,
da qui non si passa
guarda fuori fatti viva,
noi figli di un unico figlio
a quale bocca del silenzio
canteremo nelle case del cielo,
su quale bianco fazzoletto
asciugheremo
il pianto muto perfetto.
In questa notte che voce non ha,
le mani per aria alzeremo, si sa
e domani ancora voce avremo
per parlare
per gridare
per cantare
per lodarti
per dirti,
per dirti rimani
e domani ci sarai,
quando non parleremo con le mani.

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SPIGHE

Il caldo sole sta per
arrendersi al tramonto,
carezze di giallo
fertile alla vita
annuso ancora,
il profumo del grano
riflettere al sole.
Verde l’abbraccio
di ulivi ora fioriere,
sinfonia di colori
di note giubilanti,
le spighe roventi
sfioro con la mano
le creste di oro
abbagliano la terra
lavorata da tanti
uomini stanchi.
Solcato da un sentiero
senza punto di origine
un viottolo al centro,
siamo sorelle
siamo gemelle
senza toccarci,
siamo libere
ruvide spighe
anelli tra le dita.