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Mer, Set
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MAURIZIO CECCHELE
Primo classificato nella sezione INEDITA

- ALTER EGO -

Al di là di questo essere,
del suo divenire
nelle sue passioni ...
Al di là di questo spazio ...
di questo tempo ...
In un altro dove ...
un altro quando ...
Rivestiti da diversa esistenza
e dissetati di verità
alla Fonte del Sapere ...
Là dove si innalza
l'amor che or ci muove
e senza una fine
si erge ad essenza ...
Come salmoni
siamo destinati là,
da dove viene l'uomo
che mi abita dentro.

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La poesia serve anche per indicare delle strade, per prefigurarsi un altro “mondo” e questo componimento lo fa ad iniziare dall’anafora presente nei primi quattro versi (Al di là) e continua con varie riprese (altro; altro; là; là; dove; dove). Anche il lessico diviene più concettoso (essere, divenire, spazio, tempo, esistenza, verità, essenza): è questo il luogo ove siamo destinati? È questa la sede alla quale dobbiamo ritornare? Molto suggestivo il percorso delineato e il fine ultimo dell’uomo.

Francesco Martillotto

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GIUSEPPE MODICA
Primo classificato nella sezione RELIGIOSA

URBI ET ORBI

Venne sera e,
sotto il pianto del cielo,
pietre antiche contarono passi stanchi,
guidarono il candor di seta marezzata
tra il bene e il male;
giunti al bagnato Cristo, il silenzio,
s'unì all'irreale oblio del mondo.
Vite nel buio perse
stettero impietrite al fischio,
al lampeggìo inibite, mentre,
un sacro bronzo il Lete rallegrò.
Il Santo Padre, inerme,
al centro dello spazio vuoto,
disegnò una croce e,
sussurrando al vento
l'urbi et orbi,
ogn'uomo assolse.
Scorsero lacrime dentro le case.

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Il componimento è fortemente icastico grazie ai verbi adoperati e alle azioni che si susseguono incalzanti: dal momento iniziale di smarrimento collettivo si erge e viene fuori la figura del Santo Padre che riempie il vuoto spazio con la croce. Il simbolo della cristianità fortifica e ricompatta, le lacrime accomunano, la vita ricomincia, il bene vince sul male.

Francesco Martillotto

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COSETTA TAVERNITI
Prima classificata es aequo nella sezione EDITA

NEGLI OCCHI DI MIA MADRE

Ho scrutato negli occhi di mia madre,
perle rese opache oramai
dalla polvere degli anni.
Volevano parlarmi,
Ho indugiato in essi,
che bei tempi ho rammentato!
Giorni di infinita tenerezza,
Natale di semplici doni,
Di attese e di preghiere,
tramonti di vita giocondi e sereni,
al focolare che ardeva.
Che tempi negli occhi di mia madre!
Pari al motivo di un'antica canzone,
risento il croccante e caldo pane
il tintinnio delle stoviglie.
Noi, come petali alla corolla,
rivedo raccolti a desinare,
a trascorrere gaia la sera,
intavolare discorsi e risposte
alle mille domande d'un padre
dal cuore inquieto.
Quel tempo s'è fermato
negli occhi di mia madre,
nei miei, oggi, non si legge uguale storia.
Una luce più flebile accompagna
ed illumina l'altare del mio tempo,
un tempo senza più tempo,
in cui frenesia e fretta
firmano patti col cronometro del vento,
e smembrano il viso alla calma e al sorriso.
Pur quel tavolo a cena divenne più solo,
senza olezzanti profumi di cose genuine,
senza taglieri, senza parole.
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Il componimento, come l’ekphrasis, parte dal guardare negli occhi di una mamma per ritornare a descrivere un mondo ormai che si sta dissolvendo: è una laudatio del tempo trascorso, un tempo in cui la semplicità era gioia e felicità Ora frenesia e fretta, mancanza di dialogo spingono avanti un tempo che tale non è più perché non lo si assapora, non lo si vive con la lentezza che gli sarebbe dovuta. Come gli occhi hanno perso quella loro brillantezza anche il nostro tempo trascorre nell’ombrosità.

Francesco Martillotto

Valutazione attuale: 5 / 5

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CATERINA MORABITO

Prima classificata ex aequo nella sezione Edita

PANE E ANIMA

L'azzurro invade incurante il cielo,
assapora l'orizzonte scandagliando gomitoli di nuvole;
silenzia il grano arruffato dal vento,
oro prezioso tra le finestre del sole,
ove ricami tremuli frastornati e perpetui
dilettano docili papaveri rossi.

La solitudine è nei campi carica di polvere e sospiri.
Dio benedica il contadino quando sminuzza e frantuma il terreno,
a suo modo scrive, dipinge e sparge i semi.

Tutto avrà un sonno lungo e breve.

Cadon le foglie, giace la neve, dolce il tepore accarezza teneri germogli
e falce in mano stanno i covoni a rimirar le stelle.

Arpeggia Giugno ogni fiato, ogni passo , ogni cuore
e in un sacco di juta riposa il chiarore .
Dio benedica il profumo fragrante che si sperde all'alba nella via,
odora di forno a legna ,
un taglio a croce ansito d'amore , una carezza e cosi sia.
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Un componimento visivo che ci riporta alle nostre radici e al mondo agreste: l’aggettivazione è spesso aulica e personifica il sostantivo (il grano arruffato; docili papaveri rossi; il tepore accarezza teneri germogli) facendo rivivere i paesaggi descritti. I versi lunghi sono scorrevoli perché ogni azione è sorretta dal verbo confacente creando dei quadretti, come un idillio, in cui il lettore può ritrovare serenità e quiete.

Francesco Martillotto

Valutazione attuale: 5 / 5

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STEFANO PERESSINI
Peimo classificato nella sezione "A Tema": L'amore

ESISTI (A Patrizia)

Guardo
e ti ritrovo
dentro una nube di pensieri,
tu che esisti
in ogni esterrefatto compimento
d’un’idea che nasce sola
e schianta
convinzioni esasperate,
in limine al procedere
di scelte coraggiose.

La luce che repentina spiove
a inondare il selciato, sfiorando
quel muro basso di pietra,
avvampa il mio giorno
di riflessi strani.

Esisti
in un raggio
che filtra tra le mani,
in un arcobaleno che si scioglie
addosso a un foglio bianco.

Non penso,
nell’ora che freme di foglie
e di brezze leggere,
che al caldo sorriso
d’un giorno a febbraio.
Posso aspettare e contare
le ore che mancano
al tornar della sera
che da sempre lenisce
le mie tante ferite.

Esisti
nel sopirmi poi sereno
e nel sogno
che all’alba ricordo
quando apro gli occhi e ti vedo.


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Un componimento che, costruito su versi brevi, lessicalmente coniuga tradizione ed innovazione: i classici limine, repentina, freme, lenisce si fondono con termini dello spettro poetico attuale. Le strofe sono connesse tramite l’anafora che dà il titolo alla poesia (Esisti) e le immagini create sono fortemente icastiche (la luce che spiove; un raggio che filtra tra le mani). L’ultimo verso rinforza ulteriormente l’azione dell’esistere tramite il vedere (apro gli occhi; ti vedo).

Francesco Martillotto

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