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PATRIZIA CAVALLONE (Ravenna)

Autori Italiani
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Patrizia Cavallone è nata a Salerno nel 1963. Nel 1966 la sua famiglia si trasferisce a Ravenna, dove risiede tutt’ora. Nel 1968 muore sua madre, lasciando cinque figli e il marito. Orfana di madre, ben presto deve crescere precocemente, abbandonando l’infanzia e la giovinezza: una vita dura, con ostacoli da affrontare di giorno in giorno. Le avversità della vita, le delusioni, le malattie, la avvicinano sempre più al mondo della poesia. La sua passione sportiva fino all’età di 30 anni fu quella di correre in bici da corsa e conseguire varie vittorie, da prima come dilettante, e, infine, coronare il suo sogno, una squadra amatoriale di cicloturismo. Nel 2017 inizia a praticare il ballo Country ma sentiva che mancava qualcosa nel suo intimo. Nel 2018 inizia a scrivere dando sfogo ai suoi sentimenti più nascosti. Nell’anno 2018 decide di partecipare per la prima volta ai Concorsi Letterari Nazionali e Internazionali riscuotendo dei buoni piazzamenti. Da quel momento la poesia le ha regalato emozioni fino ad arrivare diverse volte sul podio. E’ presente in varie Antologie Edite.

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L'ULTIMO RESPIRO

Come una foglia che cade,
il mio respiro vola verso di te.
Penso come te,
parlo come te,
mi muovo come te.
Seduta sul letto
mi tiro le ginocchia al petto,
dondolo lentamente.
Il dolore si attenua.
Ora sei dentro me.
Respiriamo insieme.

Ravenna, 20 /12/2018
Tutti i diritti riservati L 633/41
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LA NEBBIA

Scende lentamente,
senza che noi ce ne accorgiamo:
è la nebbia.
Và e viene
Da una città all'altra
Portando malinconia e un senso di monotonia.
Scioglie i colori
in un grigio
uniforme.
Le foglie degli alberi
non sono più
amaranto come il vino,
gialle come le bucce dei limoni,
marroni come la terra arata di fresco.
Il mondo sembra spegnersi
e offuscarsi
in questo vago chiarore
che avvolge tutto
in un gelido
e umido abbraccio.

Ravenna, 29 novembre 2017
Tutti i diritti riservati L 633 /41
©®

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ALZHEIMER

All'insaputa, inaspettata,
giunge minacciosa.
Il coraggio, l'andare avanti, aiuterà?
I ricordi si frantumano
e si perdono in un deserto.
Rapisce la mente.
Lo sguardo sempre assente
in quell' oblìo.
Quel viaggio che pare così lontano
eppure così vicino.
Il tempo corre, passa è trascorso.
Il ricordo sfugge
ed è polvere come un deserto.
La mente si confonde,
si spegne.
Il sole cesserà di splendere,
prenderà il sopravvento
un cielo vuoto e buio.
La luce non brillerà
ha da tempo abbandonato
i suoi occhi.
Un giorno, chissà, quando
Riconoscerai e uscirai
da questa nebbia.
Mano nella mano
affronteremo il domani.

Ravenna, 2 Dicembre 2018
Tutti i diritti riservati L 633/41
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