22
Gio, Ott
14 New Articles

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Albisola Superiore e Albissola Marina sono due comuni limitrofi della provincia di Savona. Insieme formano il territorio di Albisole, famoso per l’antica tradizione della lavorazione delle ceramiche. La ceramica di Albisola è infatti conosciuta a livello internazionale, per la sua storia antica, per la lavorazione raffinata e elegante e per l’alto numero di artisti che nel tempo sono rimasti così affascinati dalle produzioni di Albisola da soggiornare in questo territorio per scoprire tutti i segreti delle sue ceramiche. Non a caso, i due comuni sono tra i fondatori dell’AiCC (Associazione Italiana Città della Ceramica), che ha come obiettivo quello di tutelare e valorizzare la ceramica artistica e artigianale italiana.
Il mare, il sole, i caseggiati ben rifiniti, protetti da solide alture, sono ovviamente il primo biglietto da visita di queste località. Ma non appena ci si mette piede, gironzolando senza meta, ci si rende conto di trovarsi in un luogo diverso. La ceramica, qui, permea ogni aspetto della quotidianità e si insinua in ogni spazio. La maiolica compone le insegne dei negozi, occhieggia dalle fontane, riluce nei piatti e nei decori al ristorante. Sono di maiolica persino le targhette informative del percorso turistico. In un contesto del genere, le installazioni e i monumenti di artisti che hanno svolto un ruolo cardine nel secolo appena passato, spuntano in ogni dove. Anche senza entrare in uno dei tanti laboratori sparpagliati sulle due cittadine, la ceramica ti viene incontro e finisce con l’ammaliarti. Ne è un esempio la passeggiata Eugenio Montale di Albisola Superiore.
Ed anche se si continua la camminata per varcare “il confine” e giungere nella vicina Albissola Marina, l’incredulità non ci abbandona. Presto ci si trova a calpestare il Lungomare degli Artisti. Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, infatti, l’amministrazione comunale dovette procedere al rifacimento del marciapiede lungo la strada costiera, e pensò di far disegnare dei mosaici pavimentali ad artisti che in quel periodo frequentavano assiduamente la città. L'intento era quello di realizzare il nuovo lungomare, concepito come un'opera d'arte pibblica calpestabile. E così avvenne. Ecco perché, oggi, sotto i piedi, si trovano composizioni di Capogrossi, Fontana, Luzzati e Sassu.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

La tecnica antica per produrre maschere veneziane è apparentemente semplice: si usano solo le mani, pochi e semplici materiali, nessun macchinario. In compenso, tra sapere come si fanno le maschere veneziane e padreggiarne la tecnica, ci passano anni di esperienza.
Per creare un nuovo modello di maschera veneziana, prima di tutto si scolpisce una massa di creta. Questa è la parte più creativa del lavoro, che può durare da poche ore a molte settimane.
Dopodichè si mescola della polvere di gesso alabastro con dell'acqua e la si versa sulla scultura. Il gesso è molto liquido all'inizio e scivola sulla maschera inserendosi negli interstizi. Dopo alcuni minuti comincia ad addensarsi.
Dopo 90 minuti circa, il gesso è completamente asciutto e duro. Si ottiene così lo stampo, che registra in negativo la forma della scultura originale.
Si deve liberare lo stampo dalla scultura in creta. Questa di solito viene estratta a pezzi e va purtroppo perduta.
Si unge lo stampo con la vasellina, un ottimo distaccante, e lo si riempie di diversi strati di carta assorbente, tagliata a pezzi e intrisi di acqua e colla. Si tratta di una particolare carta chiamata “cartalana”, la quale, una volta asciutta, non si restringe e mantiene la forma impressa dallo stampo.
Si riempie tutta la superficie dello stampo con molti strati di carta (minimo tre). Le dita sono l’unico strumento veramente adatto per questo lavoro, specialmente se il modello è complesso.
Una volta che la maschera è completamente asciutta (occorrono più di 24 ore senza una fonte di calore) glil strati si uniscono insieme formando un unico pezzo, flessibile e leggero.
A questo punto si può estrarre la maschera grezza dallo stampo.
Se è stata fatta a regola d’ arte, la maschera sarà già liscia e non ci sarà bisogno di coprirne la superficie con lo stucco, che la irrigidisce. Passare dalla teoria su come si fanno le maschere veneziane alla pratica richiede moltissime prove perché ogni passaggio può comportare un gran numero di complicazioni.
Ora si devono aprire gli occhi della maschera grezza e prepararla per la decorazione con diverse mani tempera acrilica bianca che fungerà da base per la decorazione.
La decorazione può essere fatta con ogni tipo di materiale e tecnica. Come con la creazione del nuovo modello, non ci sono limiti alla creatività.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

 

Dell’arte, si sa, è facile goderne, difficile è parlarne. Commentare la nuova opera scultorea “La donzelletta”, del maestro Telemaco Tucci, richiede, quindi, una buona dose di umiltà ed un grande amore per questo nobile mestiere, frutto di talento ed ingegnosità. La sopracitata creazione artistica vuole essere un omaggio al grande poeta recanatese Giacomo Leopardi, ed è stata commissionata appositamente per la rassegna artistico-letteraria“Il sabato del villaggio”. La statuina, disegnata con cura, brilla di luce propria.
Si rimane subito colpiti dalla figura stilizzata della giovane donna, il cui profilo è indefinito proprio per dare la possibilità ad ognuno di noi di riconoscersi in lei. Lunghi capelli castani le incorniciano il volto, dolcezza che propaga al suo cuore nell’atto di stringere al petto un mazzetto colorato di rose e viole.
La figura femminile, protagonista di molte opere del maestro Telemaco Tucci, proposta nella forma rigida di un manichino dai colori vivaci ed uniformi, viene collocata in uno spazio immobile, pacato, senza tempo. Forse sta a simboleggiare l’attesa che, come descrisse magistralmente il grande poeta, è spesso illusoria. Anche il momento più lieto, infatti, lo si percepisce con un velo di tristezza. Ogni cosa porta con sé il marchio dell’effimero, regna la consapevolezza della caducità della vita.
Le opere realizzate da Telemaco Tucci si rivelano sempre ricche d’inventiva, sono creazioni che suggeriscono racconti senza tempo. A volte provengono da uno spazio lontano, da ere che non ci appartengono ma che custodiamo animalescamente dentro di noi. Le sue creazioni ci convincono. Attendiamo dalla sua mente e dalle sue mani altri successi.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

La storia delle maschere del carnevale di Venezia è intrecciata con le vicende della città e della Repubblica di Venezia. Le maschere veneziane non sono solo un accessorio irrinunciabile del celebre Carnevale, ma sono state le protagoniste di scandali, tradizioni e usanze cittadine anche al di fuori delle feste sfrenate di Casanova.
L’uso delle maschere viene regolamentato solo a partire dal 1200 e nel 1400 nasce l’ordine dei fabbricanti di maschere veneziani, i “mascareri”.
Forse non tutti sanno che un tempo i veneziani erano mascherati per molti mesi all’anno, principalmente per tre ragioni:
- il Carnevale anticamente andava dal 26 dicembre al Mercoledì delle Ceneri;
- la maschera veniva indossata come “precauzione” in affari rischiosi, come il gioco d’azzardo o i loschi scambi fra mercanti e contrabbandieri;
- chi era mascherato “giocava” ad interpretare un ruolo e come tale non poteva essere arrestato per le sue condotte al limite della legalità.
Nella storia della Serenissima si susseguirono leggi che proibivano di indossare la maschera nei casinò, durante la notte, nei monasteri, nei postriboli (per colpire principalmente l’uso della Gnaga, la maschera da gatta indossata dai maschi che si prostituivano). Allo stesso tempo, la maschera era obbligatoria per le donne che andavano a teatro ma vietata alle ragazze in attesa di marito.
Col passare del tempo, la maschera venne permessa solo durante il Carnevale e nel corso dei banchetti speciali. Cadde definitivamente in disuso con la fine della Serenissima, nel 1797, e rimase nei cassetti di Venezia per quasi 200 anni. Quando nel 1979 la maschera fu riammessa a Venezia, tornarono a fiorire le botteghe dei mascareri, segno che la tradizione era solo rimasta sopita sotto la cenere senza mai spegnersi del tutto.
Grandi celebrità mascherate, personaggi di fantasia o nobili mestieri sono stati immortalati nell’iconografia cittadina.
Giacomo Casanova: avventuriero, intellettuale e libertino veneziano, grande frequentatore dei più prestigiosi ed equivoci salotti della città, viene spesso ritratto mascherato;
Il medico della peste: se un tempo il medico della peste indossava una maschera dal lungo naso imbottito di medicamenti disinfettanti, per questioni sanitarie la sua figura suggestiva dal profilo inconfondibile divenne una maschera tradizionale;
La Baùta: completata da tricorno e tabarro, la Baùta è la maschera veneziana per eccellenza, indossata da uomini e donne in tantissime occasioni del passato. Può essere bianca o riccamente ornata, ma resta una delle protagoniste del Carnevale di Venezia.

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

 

- L'Associazione culturale
"Atlantide - Centro studi nazionale
per le arti e la letteratura"
- Il gruppo "Apri il cuore alla poesia",

promuovono il
3° concorso artistico letterario internazionale
MAGNA GRAECIA ARTE e POESIA
Scadenza giovedì 08 ottobre 2020

200 PREMI IN PALIO!

REGOLAMENTO

Il premio è articolato nelle seguenti sezioni:

a) POESIA A TEMA: "Carezze d'autunno"
Da intendersi come dolcezza e bellezza della stagione, che si può scorgere nel suo clima mite e carezzevole, nei colori caldi e carichi di luce degli alberi e dei frutti.
Si può partecipare con liriche in lingua italiana, senza limiti di lunghezza, edite o inedite.

b) A TEMA "Il tempo scorre veloce... tra nostalgia, ricordi, malinconia"
Una riflessione sul tempo che scorre così velocemente, senza mai fermarsi, senza che nessuno possa rallentarne la corsa.
Si può partecipare con liriche in lingua italiana, senza limiti di lunghezza, edite o inedite.

c) A TEMA "Luoghi, sapori, colori, tradizioni..."
Ogni autore potrà cogliere angoli nascosti, borghi antichi, monumenti, paesaggi naturali, albe e tramonti, tradizioni, gastronomia e colori di un territorio, quello italiano, ricco di fascino e di autentica bellezza.
Si può partecipare con liriche in lingua italiana, senza limiti di lunghezza, edite o inedite.

d) POESIA IN LINGUA ITALIANA EDITA
(a tema libero, senza limiti di lunghezza);

e) POESIA IN LINGUA ITALIANA INEDITA
(a tema libero, senza limiti di lunghezza) ;

f) POESIA IN VERNACOLO
(a tema libero, senza limiti di lunghezza, con relativa traduzione);

g) POESIA RELIGIOSA
(in lingua italiana, a tema libero, senza limiti di lunghezza);

h) SEZIONE VIDEOPOESIA
(a tema libero, durata audio/video 5 minuti, titoli compresi, pubblicata su youtube);

i) HAIKU
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)

l) NARRATIVA (Romanzi - Racconti)
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti).
Per questa sezione si richiede gentilmente l'invio del file almeno una settimana prima della scadenza del concorso;

m) RACCONTI BREVI
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti, della lunghezza massima di 10mila battute - spazi inclusi).

n) AFORISMI
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)

o) FAVOLE
(a tema libero, in lingua italiana, edite o inedite senza limiti di lunghezza);

p) FILASTROCCHE
(a tema libero, in lingua italiana, edite o inedite, senza limiti di lunghezza);

q) LIBRO EDITO DI POESIA
(a tema libero, in lingua italiana. Sono ammessi solo file in pdf).
Per questa sezione si richiede gentilmente l'invio del file almeno una settimana prima della scadenza del concorso;

r) PITTURA
Sono ammesse tutte le tecniche pittoriche (olio, acrilico, inchiostro, vinile, acquerello, grafite, matita, etc.), su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, plastica, ferro, pietra, etc.) e valorizzati tutti gli stili ritrattistici, in piena libertà espressiva. La fase di selezione avviene sulla base del materiale fotografico inviato dai partecipanti al momento dell'iscrizione. Ogni autore dovrà inviare via E-MAIL un'immagine (formato JPG) di una propria opera pittorica, con il titolo e le indicazioni circa la tecnica e le dimensioni;

s) FOTOGRAFIA A TEMA "I colori dell'autunno"
(Si può partecipare con un'opera fotografica, a colori o in bianco e nero, in formato jpg, accompagnata dal titolo).

t) FOTOGRAFIA A TEMA LIBERO
(Si può partecipare con un'opera fotografica, a tema libero, a colori o in bianco e nero, in formato jpg, accompagnata dal titolo).

u) ARTICOLO GIORNALISTICO
Ogni autore può inviare un testo in lingua italiana, che tratti argomenti di cronaca, attualità, società, sport, cultura, storia, tradizioni, senza limiti di lunghezza.

v) MUSICA
Il concorso è rivolto ad artisti, musicisti, compositori e autodidatti italiani e stranieri. Ogni autore può partecipare con un solo video clip, della durata massima di 5 minuti, con un brano che prevede l’utilizzo di qualsiasi strumento musicale.
Saranno metro di valutazione:
- la qualità della proposta artistica;
- la tecnica di esecuzione;
- l’originalità.

ART. 1 - Il Concorso è aperto ad autori italiani e stranieri. Per quanto riguarda le liriche scritte in lingua straniera, è obbligatorio allegare la traduzione in lingua italiana.

ART. 2 - Gli autori possono partecipare con un solo componimento per ogni sezione.
Gli elaborati devono pervenire, in formato word, entro la mezzanotte
di giovedì 08 ottobre2020, all'indirizzo di posta elettronica:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Non si accettano iscrizioni dopo la data di scadenza indicata.

ART. 3 - Per la partecipazione al concorso, è necessario indicare i dati personali dell'autore: nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, mail, e allegare una foto personale.

ART. 4 - Le opere finaliste saranno sottoposte alla valutazione
di una Commissione giudicatrice competente, il cui giudizio è insindacabile.

ART. 5 - La data della proclamazione dei vincitori, sarà comunicata entro la metà di ottobre.

ART. 6 - Il contributo di partecipazione ammonta a 5 euro per una sezione; ogni sezione aggiuntiva comporta una spesa di 5 euro.
I nostri associati hanno diritto ad uno sconto del 20% sulla quota di iscrizione.
- La ricevuta dell'avvenuto versamento va trasmessa al momento dell'iscrizione all'indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il pagamento va effettuato sul Conto Banco Posta
N. 001050304771,
intestato a: "Atlantide" - Centro studi nazionale
per le arti e la letteratura;
codice Iban: IT11T0760116200001050304771

ART. 7 - Ai vincitori delle varie Sezioni saranno assegnati i seguenti premi:
1° Classificato: "Premio Magna Graecia Poesia" (scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci) e Diploma personalizzato.
2° Classificato: "Premio Magna Graecia Poesia" (scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci) e Diploma personalizzato.
3° Classificato: "Premio Magna Graecia Poesia" (scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci) e Diploma personalizzato.
Sono previsti 10 (dieci) riconoscimenti "Premio Atlantide Arte e Cultura 2020", che saranno conferiti da una giuria popolare dislocata in Italia e all'estero.
Saranno assegnati, altresì, 130 premi speciali (Presidenza della giuria. critica, Erato, Keramos, Serigrafisud, ecc.).
Il costo della spedizione dei premi e delle pergamene è a carico dei partecipanti.

ART. 8 - Si assicura il trattamento dei dati personali, in base alle disposizioni di legge vigenti.

ART. 9 - La partecipazione al Premio comporta l'accettazione incondizionata
del presente regolamento in tutte le sue parti.

 

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

ROGLIANO - L’artista Sandro Sottile farà parte dell’ambizioso progetto musicale “L’Italia in dialetto”, un tour artistico che lo vedrà protagonista, in questa stagione, nei maggiori teatri italiani e nei luoghi di culto, nel rispetto delle norme vigenti legate al Coronavirus.
Gli autori del progetto sono Antonio Nicola Bruno (Compositore, cantante, musicista) ed Enzo La Gatta. Collaborano, insieme a Sottile: Tony Cercola (Percussionista, scrittore, musicista) e Carlo Faiello (Cantautore, compositore). Da sottolineare la partecipazione di Peppe Lanzetta (Drammaturgo, attore e scrittore).
Sottile, che da qualche lustro si occupa di musica e canti popolari, si è detto soddisfatto per questa nuova importante opportunità.
Ed è proprio da questi momenti musicali che è nata la collaborazione con i sopracitati esponenti della musica popolare: musicisti dediti alla riscoperta delle musicalità e sonorità meridionali, che hanno in comune l'amore per la musica etnica, per i dialetti, per la tradizione, per i ritmi incontrastati della tarantella del Sud, che vede, sempre di più, accostarsi una folta schiera di giovani.
Il musicista cosentino ha così dichiarato al nostro giornale: «Sarà un’esperienza positiva, un momento di arricchimento e di orgoglio personale. L’iniziativa, come del resto le precedenti, mi permette di conservare nitidamente la memoria della mia terra d’origine. A dare un particolare fascino all’esecuzione dei vari brani, sarà l’utilizzo di alcuni strumenti propri della musica popolare calabrese. Fra questi, la regina è senza dubbio la chitarra battente. Verranno impiegate anche le tradizionali zampogne, le "pipite", la lira calabrese. Sono certo - conclude l'artista - che i numerosi brani proposti “attarantoleranno” gli spettatori, inducendoli a ballare e a cantare con noi».
Il musicista roglianese ha pure annunciato che è in cantiere il nuovo videoclip “Noi meridionali” in collaborazione con il cantautore partenopeo Eugenio Bennato, con il quale ha intrapreso da anni un’importante cooperazione artistica. Coronavirus permettendo, rimane sulla carta il tour estivo 2020 “Tarantella ca nun và bona”.
Ricordiamo che Sottile nasce a Rogliano nel ’62 e si avvicina da giovanissimo alla musica. A tredici anni, infatti, inizia lo studio della chitarra, della zampogna e della ciaramella, strumenti, questi ultimi due, che inizia a costruire artigianalmente nelle forme più arcaiche. Artista completo nell’ambito della ricerca antropologica musicale del meridione, è pluristrumentista, cultore e cantore delle tradizioni popolari.
La sua discografia comprende 6 cd: nel 2009- “C’è quel sud”; 2010:“Live@Rogliano” – Notte bianca; 2011: “Ex voto”; 2011: “Cantannu e sonannu”; 2012: “Sulle tracce dei terroni”; 2019: “Alchimia popolare”.
Ma da dove nasce la passione di Sandro Sottile per la musica popolare? :«La mia passione - spiega - nasce da lontano, sono proprio i suoni ed i ritmi della musica del sud che mi prendono e che sono fondamentali. Volevo citare alcune collaborazioni importanti che ho intrapreso nel tempo. Ad esempio con Eugenio Bennato, con il quale ho dei rapporti professionali costanti; e, poi, con Tony Esposito, ed ancora con il gruppo musicale “Zona Briganti” e con tutti quei musicisti calabresi con la EMME maiuscola. Un po’ di anni fa ho suonato anche con Danilo Montenegro. Nel 1981 ho fondato il gruppo di musica popolare “Narratiuncula”, con degli amici di infanzia, ed ho iniziato questo percorso musicale che si è protratto nel tempo fino ad arrivare all’ultimo lavoro che ho chiamato “Alchimia popolare”, una sorta di viaggio fantastico, una magia attraverso i suoni del sud. La nascita dell’associazione culturale del progetto “C’è quel sud” - conclude Sottile - si pone come obiettivo di mettere in evidenza la musica della Calabria e le eccellenze, una sorta di rivalutazione degli artisti presenti sul territorio».
Il nostro augurio va a questo formidabile cantautore che, con coerenza rara, ostinazione e coraggio, percorre le strade del sud cantando fatica e dignità, nuovi e antichi soprusi, solidarietà e riscatto.
Nella foto: Sandro Sottile insieme ad Eugenio Bennato

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Il carretto siciliano è senza dubbio un vero e proprio oggetto d’arte e d’artigianato che, costruito con diverse qualità di legno, è spesso fregiato da intagli bucolici e sgargianti decorazioni pittoriche. Il mezzo, che una volta veniva utilizzato per trasportare i prodotti della terra ed il legname, si trasformò nel tempo e divenne sempre più elaborato. Da semplice carretto monocromatico, dotato di ruote grandi per percorrere i terreni accidentati, si arricchì di veri e propri dipinti. I pittori li acquerellavano prendendo spunto dall’opera dei pupi siciliani, oppure da vicende religiose o letterarie. Non solo, con quelle pitture, si impermeabilizzava il legno del carretto: quei disegni avevano molteplici valenze. Le figure religiose servivano per proteggere il mezzo dalla malasorte, mentre i disegni tutt’insieme erano una sorta di “pubblicità”: i carrettieri iniziarono a vivere un miglioramento della loro condizione sociale e, attraverso i colori e gli intarsi, cercavano di attirare l’attenzione sui loro prodotti.
Oggi il carretto viene relegato alle feste ed alle sagre di paese e la sua costruzione è rimasta pressochè identica. Più professionisti lavorano per dar vita ad uno di essi: l’intagliatore, il fabbro, il “carradore” (colui che unisce tutte le sue parti), “u siddaru” (chi prepara l’animale da traino – un mulo, un asino o un cavallo – ricoprendolo di ornamenti e di pennacchi).
Realizzato in legno, si compone di un pianale di carico prolungato davanti e dietro da due “tavulàzzi”, su cui sono montanti le sponde e un portello posteriore. Ogni sponda è divisa in due riquadri in cui vengono dipinte le scene. Le ruote, che sono due, si compongono di 12 raggi, anche questi arricchiti da intagli ma anche di fiori, aquile, sirene e teste di paladino.
Negli anni più recenti, il carretto siciliano ha ispirato l’arte e la moda: il pittore Renato Guttuso attinse al loro mondo per tutta la sua opera; il celebre marchio “Dolce & Gabbana” trasformò lo stile dei carretti in una collezione moda dedicata alla Sicilia.

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

Si è costituita l’associazione culturale no-profit "Atlantide - Centro Studi nazionale per le arti e la letteratura”. Il nuovo sodalizio, con sede a Rogliano (Cosenza) e a Pegli (Genova), opera su tutto il territorio nazionale e ha come obiettivo primario la diffusione dell’arte e della cultura con la promozione di conferenze, convegni, concorsi e reading poetici e letterari, incontri con autori, presentazione di libri. 

L'assemblea, in videoconferenza, ha eletto con voto unanime il neopresidente, l'editore e giornalista Fiore Sansalone; alla vicepresidenza è stata chiamata Monica Vendrame, responsabile della sede di Pegli; segretario è stato designato Pietro Vizza; tesoriere, Alessandro Vizza. L'assemblea ha poi votato, sempre all'unanimità, i due consiglieri Maria Rosaria Cristina Covino e Gianluca Cortese.
Il neo presidente Sansalone, nel ringraziare per l’importante incarico assegnatoli, ha così dichiarato: «Carissimi soci, è con grande emozione e tanto entusiasmo che affronto il mio primo atto da presidente. È mia precisa responsabilità assicurare a ognuno di voi il mio massimo impegno, e quello del nuovo consiglio direttivo, per raggiungere l’obiettivo di continuare a essere un punto di riferimento nazionale nell’ambito dell’arte e della cultura, soprattutto in questo particolare momento storico. Mai come adesso, infatti, la bellezza della letteratura e di ogni arte espressiva fungono da terapia. Nostro fine primario, quindi, è quello di dar vita a nuovi progetti culturali per combattere l’isolamento, il dolore e le difficoltà nei quali siamo precipitati in questi ultimi mesi. Metteremo a disposizione di tutti – seppur virtualmente – la bellezza dell’arte, più che mai balsamo e simbolo di consolazione, riflessione e distrazione. Io e l’intero consiglio direttivo crediamo che si possano raggiungere ambiziosi traguardi solo con la vostra collaborazione, le vostre idee, i vostri suggerimenti e commenti. Siamo certi che lavorando insieme possiamo far crescere la nostra associazione in partecipazione e competenza. Vi abbraccio tutti».
I rapprentanti dell'organizzazione culturale ringraziano per la preziosa collaborazione l'ingegnere Antonello Anelo, il funzionario amministrativo Claudio Tosti, lo studio commerciale associato Greco, di Rogliano (Cs), l'insegnante Teresa Colacino e la Serigrafisud di Luzzi (Cs). 

Antonietta Malito

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Viganella, piccolo borgo di 207 anime della Val d’Ossola, in provincia di Verbano Cusio Ossola, è famoso per una particolarità: resta in totale assenza di sole dall’11 novembre al 2 febbraio di ogni anno. Ciò accade perché il paesino è stato costruito sul versante di una montagna dove la luce solare, durante questi mesi, non riesce ad arrivare. Questa particolare condizione accomuna Viganella al Polo Nord ed alla Siberia: ogni inverno sopraggiunge buio e freddo, spandendo un’atmosfera irreale.
Per secoli gli abitanti hanno saputo adattarsi alla situazione, fino a quando nel 2006, con il supporto di ingegneri e architetti, il sindaco di questo piccolo centro ha deciso di investire per la realizzazione di una superficie riflettente. Uno specchio di 40 metri è stato posizionato a 1100 metri d’altitudine sul fianco della montagna. Lo strumento, in grado di assicurare 6 ore di luce, riesce a far convergere le radiazioni luminose nei punti prestabiliti, come ad esempio la piazza principale del paese, la chiesa parrocchiale o la parte pedonale. Il funzionamento di questo grande specchio, il cui rendimento è maggiore verso mezzogiorno perchè la sua superficie è allineata con la posizione di Viganella, è regolato da un computer durante il giorno. Durante la notte viene riposizionato, in modo che al mattino possa ripartire nella posizione ottimale.


Il “Progetto Specchio”, che ha richiesto un investimento di circa 100 mila euro, ha fatto guadagnare al borgo una fama inattesa ed incrementato il settore turistico. I visitatori, affascinati dagli spettacoli di luce, ne approfittano per visitare le stradine e le piazzette, magari presenziando alla Festa della Madonna Candelora, che si celebra il 2 febbraio dopo i canonici tre mesi di buio.
Il minuscolo centro, contornato da casette in pietra e lesene, funge da attrattiva assieme alla graziosa Parrocchiale della Natività di Maria, seicentesca, fregiante un battistero classico e quadri settecenteschi. Particolare è il campanile dotato di orologio funzionante. 

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Le pipe calabresi sono il fiore all’occhiello dell’artigianato locale, una tradizione che si tramanda da padre in figlio e porta a lavorare il legno con grande maestria. Si tratta di un lavoro delicato e passionale. La produzione delle pipe è legata soprattutto alla conformazione del territorio, ricco di risorse forestali ed agricole, che ha favorito la produzione di legname permettendo così ai pastori, nelle lunghe ore di sosta passate tra le montagne a guardia del gregge, di dedicarsi all’arte dell’intaglio per realizzare attrezzi e suppellettili di uso quotidiano; un'attività agro-pastorale che, nel corso degli anni, si è raffinata tanto da arrivare a generare una fiorente attività produttiva.
I meriti vanno sì alla naestria degli artigiani, ma anche alla materia prima, la radica calabrese, ovvero l’Erica Arborea che, dato il basso contenuto di tannini, è considerata la migliore al mondo per qualità. Le pipe, infatti, sprigionano un ottimo sapore quando le si fuma, meno aspro ed amaro rispetto alle altre.
Oggi la produzione più rappresentativa è insediata a Brognaturo, piccolo centro montano in provincia di Vibo Valentia. Il punto di riferimento è la famiglia Grenci, senza la cui arte la pipa non avrebbe avuto un successo così duraturo. Da oltre quarant’anni e da ben tre generazioni, realizza capolavori in radica di erica intagliata, seguendo ancora i vecchi metodi di lavorazione. Le opere sono apprezzate da una clientela d’elite, da veri e propri estimatori: dall’ex presidente della Repubblica e grande collezionista Sandro Pertini, Enzo Bearzot e lo storico sindacalista Luciano Lama
Ma c'è un altro luogo, in Calabria, che lega il proprio nome alle tradizionali pipe locali: si tratta di Scido, Reggio Calabria, un piccolo paese dell'Aspromonte che, per lungo tempo, ha ospitato numerosi artigiani dediti alla produzione di pipe di pregio.
Per celebrare questa lunga tradizione, qualche anno fa l'Amministrazione comunale, con l'acquisizione di Palazzo Ruffo, decise di allestire un museo dedicato alla tradizione contadina ed artigiana della zona. La pipa è protagonista di un'intera sala, che accoglie oltre duecento esemplari realizzati dal compianto Mastro Rocco De Giglio, abile artigiano locale. In una vetrina fanno bella mostra di sé pregiate pipe a forma di uccello, nelle altre, invece, sono custoditi esemplari a forma di mammiferi, di rettili e persino di animali preistorici e di personaggi storici e politici. Una collezione estremamente varia e particolare.

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

COSENZA - Attestati di stima e di critica per la terza rassegna culturale online "Persephone, fiori di poesia", ideata dal gruppo "Apri il cuore alla poesia". La manifestazione, che vuol essere un omaggio alla primavera, ha portato anche quest’anno una ventata di emozioni e colori, in aggiunta agli oltre 150 premi assegnati ai partecipanti. Quattordici gli autori italiani che hanno vinto nelle tredici sezioni del concorso: nella sezione “A tema” il primo posto è andato a Rosella Lubrano (Melazzo-Alessandria), con la lirica “Emozioni di primavera”; nella sezione “Edita” ha vinto Giuseppe Modica (Ragusa), con “Ruvida mano”; Lucia Lo Bianco (Palermo) ha conquistato la prima posizione nella sezione “Inedita”, con “Quei giorni di Auschwitz”; il primo posto nella sezione “Vernacolo” è andato a Cetti Perrone (Messina), con “U tiempu chi passa”; prima classificata nella sezione “Videopoesia” Eleonora Capomastro Orofino (Villaputzu-Sud Sardegna), con “Shoah – La memoria non si sussurra”; nell’Haiku prima classificata Sandra Manca (Sassari); due primi posti ex aequo nella sezione “religiosa”: Giovanni Malambrì (Messina), con “I grani d’un Rosario”, e Alessandra Vizza (Samoreau-Francia), con “Lascio che Tu gli sussurri di Te”; Gabriella Paci (Arezzo) si è aggiudicata la sezione “Libro edito di poesia”, con “Le parole dell’inquietudine”; nei “racconti” vittoria di Camillo Lanzafame (Palermo), “Gli scatti di Fabrizio, il fotografo degli ultimi”; “La carrozza del marchese” di Salvatore La Moglie (Amendolara-Cosenza) ha vinto la sezione “Favole”; Patrizia Valerio (Sulmona-L’Aquila) con “Filastrocca dei nonni” ha conquistato il primo posto nella categoria omonima; nelle sezioni artistiche “Pittura” e Fotografia” hanno vinto rispettivamente: Dorina Milossi (Cinisello Balsamo-Milano), con “Natale e neve” e Lorenzo Ugolini (Calcinato-Brescia), con “Oltre le nuvole”.
Altri 144 autori, provenienti da tutta la penisola, sono stati premiati con le sculture del maestro calabrese Telemaco Tucci, opere raffiguranti la stagione primaverile. Ed ancora, la giuria ha assegnato centinaia di encomi, menzioni e diplomi.
La prestigiosa commissione giudicatrice, dislocata in Italia e all’estero, ha svolto un lavoro altamente professionale. Presieduta dall’insegnante Teresa Colacino e dalla giornalista Antonietta Malito, a loro volta affiancate dai vice presidenti Adriana Macchione, insegnante, e Amedeo Scornaienchi, libero professionista, si è avvalsa della prestigiosa presenza degli attori Caterina Misasi, Francesco Castiglione, Walter Melchionda, e del musicista degli "Homo Sapiens", Maurizio Nuti.
I promotori dell’annuale rassegna Fiore Sansalone, Direttore artistico, e Monica Vendrame, Presidente, hanno espresso soddisfazione per il successo conseguito in questa edizione e danno appuntamento ad altre importanti manifestazioni culturali in programma nei prossimi mesi.
«In questi tempi difficili abbiamo più che mai bisogno di cultura: essa ci rende resilienti, ci dà speranza, ci ricorda che non siamo soli - hanno dichiarato i due organizzatori - . In un momento storico in cui siamo fisicamente costretti a restare separati, ogni espressione artistico letteraria è un legame che riduce le distanze, unisce e dona ispirazione. Ecco perché . hanno concluso Sansalone e Vendrame - non ci stancheremo mai di coltivarla. E’ una boccata di ossigeno che contrasta il tempo dell’incertezza e dell’ansia».

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva

Il campanile sommerso della vecchia chiesa di Santa Carerina è una delle meraviglie italiane da vedere almeno una volta nella vita. Situato in Trentino, quasi al confine con l’Austria, sembra spuntare dal nulla dalle acque del lago Resia, e dona ai nostri occhi uno scenario fiabesco e affascinante. In realtà esso cela la triste storia di un paese cancellato. La torre campanaria, datata 1357, è tutto ciò che resta di Curon Venosta (Bolzano), un paesino completamente allagato nel 1950 per creare il bacino artificiale atto alla produzione di energia idroelettrica. Gli abitanti fecero di tutto per impedirlo ma l’acqua invase case e terreni coltivati, risparmiando solo il campanile. Centinaia di famiglie furono, così, costrette ad abbandonare le loro case e a trasferirsi in altre abitazioni, qualche chilometro a nord, dove il paese venne ricostruito.
E oggi il campanile è ancora lì, a ricordare questa tragica pagina della storia locale.
Le campane non ci sono più dal 1950, ma qualcuno giura di sentirle ancora suonare nelle notti fredde invernali
Il panorama è insolito, a tratti malinconico. D’inverno diventa magico quando il lago è ghiacciato ed il campanile è raggiungibile a piedi. Si possono praticare anche alcuni sport invernali come lo sci da fondo, il pattinaggio e, grazie a venti forti e frequenti, lo snowkiting e la slitta a vela.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

SASSARI - Il tappeto di Nule è il vero gioiello di questo piccolo centro artigiano della provincia di Sassari. Si caratterizza per la decorazione detta “a fiamma” e per i molteplici accostamenti cromatici. Esso è realizzato interamente a mano da abilissime artigiane che lavorano su telai verticali, alternando la lana di pecora bianca con quella nera. Una delle peculiarità di questi tappeti, creati con la tecnica detta “ a stuoia”, è quella di essere doubleface: presentano cioè sul retro, lo stesso disegno e la stessa rifinitura di lavorazione del lato “buono”.
Dietro specifica richiesta possono essere realizzati tappeti di qualsiasi dimensione e disegno, fermo restando però che la larghezza non può in ogni caso superare i 2 metri. I colori così accesi, introdotti a partire dai primi decenni del Novecento, sono quasi tutti di origine naturale, quindi da piante locali.
Secondo la leggenda il “moro Bolìn”, invaghitosi di “Milena”, una giovane tessitrice di Nule, le propose di sposarlo, in cambio le avrebbe trasmesso il segreto per ottenere i colori dalle erbe. Milena accettò e Bolìn mantenne la promessa insegnando alla sua giovane sposa come usare le varie erbe naturali per tingere la lana.
Da un gesto d’amore nascono le caratteristiche e variopinte fiamme: disegni geometrici romboidali, dai colori vivaci. La fiamma, rappresenta infatti sia l’ardore del sentimento che il focolare simbolo della famiglia.
ll grande impatto visivo di questi eccezionali manufatti fanno si che i tappeti di Nule siano dei pezzi ricercatissimi.

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Durante il tramonto la ragazza ritorna dalla campagna con il suo fascio di erbe; e porta con sé, in mano, un piccolo mazzo di rose e di viole, delle quali, come di consueto, lei si accinge ad ornare il petto e i capelli, domani, al giorno festivo.
Una vecchietta è seduta a filare sulla scala insieme alle vicine proprio nella direzione in cui tramonta il sole; e va raccontando le storie dei suoi anni felici, quando durante i giorni di festa, si ornava, e, ancora sana e snella, era solita danzare la sera insieme a coloro che ebbe come compagni dell'età più bella.
Ormai il cielo inizia a scurirsi, il cielo sereno torna azzurro, e al biancheggiare della giovane luna ritornano giù dai colli e dalle case le ombre.
Ora la campana dà segno della festa che sta arrivando; e a quel suono, diresti che il cuore si consola.
I fanciulli gridando in gruppo sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro: e intanto il contadino ritorna fischiando alla sua povera casa, e fra sé pensa al giorno del suo riposo.
Poi, quando intorno è spenta ogni altra luce, e tutto il resto tace, puoi sentire il martello picchiare, senti la sega del falegname, che sveglio nella sua bottega chiusa, alla luce della lucerna, si affretta e si dà da fare per finire il lavoro prima della luce dell'alba.
Questo è il giorno più gradito di tutti e sette, pieno di speranza e di gioia: domani le ore porteranno tristezza e noia, e ognuno ritornerà a pensare al consueto lavoro.
Ragazzo allegro, questa età fiorita è come un giorno pieno di felicità, giorno chiaro, sereno, che arriva prima della festa della tua vita. Sii felice o fanciullo mio, questa è una condizione beata, una stagione lieta. Non voglio dirti nient'altro; ma non ti dispiaccia che la tua festa tardi ancora ad arrivare.
Questo componimento di Giacomo Leopardi ripercorre chiaramente e riassume una serie di tematiche riconducibili allo "Zibaldone", ma in parte presenti anche nei suoi Idilli. La poesia comincia subito presentandoci una fanciulla, che indaffarata attende il dì della festa: lei non rappresenta altro se non la speranza, l'attesa, ovvero la tematica su cui s'incentra l'intero componimento. Troviamo poi la vecchierella, che rappresenta in un certo senso la nostalgia per i tempi andati ed introduce di conseguenza la tematica della memoria. In seguito possiamo ritrovare il tema dell'infinito, infatti la notte che scende subentrando al tramonto crea un'atmosfera indefinita, accentuata da sostantivi come "oscurità" e "ombre"; quest'atmosfera può anche essere interpretata come un esempio di sublime, e la luna, una figura indefinita, ma piacevole, è l'immagine sublime per eccellenza. La "squilla", la campana, indica che il giorno della festa s'avvicina sempre più, e rappresenta anch'essa l'attesa del domani. L'ambiente recanatese viene presentato come un qualsiasi villaggio rurale in cui tutti sono impegnati nelle proprie faccende, c'è chi raccoglie fiori, chi fila, chi zappa… nonostante quest'apparente stato di routine c'è qualcosa nell'aria: è sabato e tutti sembrano eccitati o perlomeno confortati all'idea che il giorno successivo sarà un giorno di festa. Nell'ultima strofa del "sabato del villaggio": il suo scopo è spegnere nel lettore l'illusione creata dalla speranza e denunciare il piacere che è ingannevole; infatti solo il momento dell'attesa (sabato, giovinezza) può dirsi piacevole. Tuttavia, il poeta svolge il suo compito con affetto, non è brutale nello spiegare al "garzoncello scherzoso" che il suo futuro non gli riserverà altro che dolore e delusioni, forse come paragone è un po' azzardato, ma qui Leopardi appare come un padre affettuoso, che pur sapendo che la spensieratezza dell'infanzia non è che un'illusione destinata a sparire a breve, parla al figlio con saggezza, lasciandogli tuttavia scoprire da solo com'è la vita. Forse Leopardi vede nel garzoncello scherzoso proprio se stesso a quell'età, quando parlava animatamente del suo futuro con Silvia, forse il garzoncello rappresenta addirittura la poesia leopardiana precedente alla fase del pessimismo cosmico. 

Santina Barreca

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, è stata soprannominata la “città che muore” perché lo sperone di tufo a cui, con ostinazione, si è “aggrappata” si sta letteralmente sgretolando sotto il centro abitato. Una città “viva per miracolo”, che tra qualche decennio potrebbe scomparire per sempre.
Il borgo si presenta collegato al territorio circostante da un lungo ponte sostenuto da moderni tralicci. Esso può essere percorso soltanto a piedi ma, recentemente, il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi ci vive (una decina di persone) o vi lavora, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli o moto cicli.
Fortunatamente, un flusso turistico cospicuo e sempre crescente, anche di provenienza straniera, ha riportato grande vitalità all’antico villaggio. Quest’ultimo, recuperato nel suo aspetto originario, pian piano si sta ripopolando ed è ormai una consolidata meta turistica della regione Lazio.
Il borgo, fondato 2500 anni fa dagli Etruschi, sembra un luogo incantato dove il tempo pare essersi fermato. E passeggiando tra le strette viuzze, un vero e proprio dedalo fatto di spazi inconsueti, antichi palazzi e scorci panoramici, ci si imbatte in numerose botteghe artigiane, in cui si può entrare per assistere agli antichi mestieri.
Fra le principali attrattive, citiamo la Grotta di San Bonaventura, che in realtà è un’antica tomba etrusca. Secondo una leggenda, vi sarebbe avvenuta la guarigione miracolosa di un bambino – il piccolo San Bonaventura – per mano di San Francesco. Da non perdere è anche la Chiesa romanica di San Donato, eretta nel quinto secolo. Il grande restauro, avvenuto nel 1511, ne ha cambiato profondamente l’aspetto con l’inserimento di elementi rinascimentali. Degno di nota è lo stupendo portale centrale realizzato nella prima metà del ‘500. Molto interessanti anche le opere d’arti presenti all’interno, fra cui un ciclo di affreschi di artisti della scuola del Perugino ed un crocifisso ligneo del 1400.
Al tramonto, questo bellissimo luogo, si colora di strane tonalità, offrendo curiosi giochi di luci ed ombre tra gli affilati crinali e la rada vegetazione, e formando un quadro paesaggistico ancor più surreale.
Bagnoregio diventa veramente magico in occasione del presepe vivente che anima il borgo. E pare di venir catapultati nel medioevo quando le strade del paese si animano di comparse che fanno rivivere le antiche botteghe, ricreando la quotidianità che riporta i turisti indietro nel tempo. 

Altri articoli...