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Mer, Ott
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"Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo', ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave"

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200 (DUECENTO) PREMI IN PALIO

I DUE VINCITORI ASSOLUTI SI AGGIUDICHERANNO
LA PUBBLICAZIONE DI UN VOLUME DI POESIE

Il premio artistico letterario, promosso dall'Associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura" e dal gruppo “Apri il cuore alla poesia", in collaborazione con la Serigrafisud edizioni e con il patrocinio di diverse associazioni culturali, si articola in 18 sezioni:

a) SEZIONE A TEMA IN LINGUA ITALIANA : "IL SABATO DEL VILLAGGIO..."
(I partecipanti possono trattare le seguenti tematiche: gioventù, vecchiaia, felicità, gioia, attesa, illusione e disillusione, noia e tristezza).

b) SEZIONE A TEMA IN LINGUA ITALIANA "IL FASCINO DELL'INVERNO: QUIETE, SILENZIO... ROMANTICISMO"

c) SEZIONE A TEMA IN LINGUA ITALIANA "LA MAGIA DEL NATALE..."

d) POESIA IN LINGUA ITALIANA EDITA
(a tema libero, senza limiti di lunghezza);

e) POESIA IN LINGUA ITALIANA INEDITA
(a tema libero senza limiti di lunghezza) ;

f) POESIA IN VERNACOLO
(a tema libero, senza limiti di lunghezza, con relativa traduzione);

g) POESIA RELIGIOSA
(in lingua italiana, a tema libero, senza limiti di lunghezza);

h) SEZIONE VIDEOPOESIA
(a tema libero, durata audio/video 5 minuti, titoli compresi, pubblicata su youtube);

i) HAIKU
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)

l) NARRATIVA (Romanzi - Racconti)
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)
Per questa sezione si richiede gentilmente l'invio del file almeno una settimana prima della scadenza del concorso;

m) RACCONTI BREVI
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti, della lunghezza massima di 10mila battute - spazi inclusi).

n) AFORISMI
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)

o) FAVOLE
(a tema libero, in lingua italiana, edite o inedite, senza limiti di lunghezza);

p) FILASTROCCHE
(a tema libero, in lingua italiana, edite o inedite, senza limiti di lunghezza);

q) LIBRO EDITO DI POESIA
(a tema libero, in lingua italiana. Sono ammessi solo file in pdf).
Per questa sezione si richiede gentilmente l'invio del file almeno una settimana prima della scadenza del concorso;

r) PITTURA
Sono ammesse tutte le tecniche pittoriche (olio, acrilico, inchiostro, vinile, acquerello, grafite, matita, etc.), su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, plastica, ferro, pietra, etc.) e valorizzati tutti gli stili ritrattistici, in piena libertà espressiva. La fase di selezione avviene sulla base del materiale fotografico inviato dai partecipanti al momento dell'iscrizione. Ogni autore dovrà inviare via E-MAIL un'immagine (formato JPG) di una propria opera pittorica, con il titolo e le indicazioni circa la tecnica e le dimensioni;

s) FOTOGRAFIA A TEMA "I colori dell'inverno"
(Si può partecipare con un'opera fotografica, a colori o in bianco e nero, in formato jpg, accompagnata dal titolo).

u) ARTICOLO GIORNALISTICO
Ogni autore può inviare un testo in lingua italiana, che tratti argomenti di cronaca, attualità, società, sport, cultura, storia, tradizioni, senza limiti di lunghezza.

ART. 1 - Il Concorso è aperto ad autori italiani e stranieri. Per quanto riguarda le liriche scritte in lingua straniera, è obbligatorio allegare la traduzione in lingua italiana.

ART. 2 - Gli autori possono partecipare con un solo componimento per ogni sezione.
Gli elaborati devono pervenire, in formato word, entro la mezzanotte
di domenica 29 novembre 2020, all'indirizzo di posta elettronica:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Non si accettano iscrizioni dopo la data della scadenza indicata.

ART. 3 - Per la partecipazione al concorso, è necessario indicare i dati personali dell'autore: nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, mail, e allegare una foto personale.

ART. 4 - Le opere finaliste saranno sottoposte alla valutazione di una Commissione giudicatrice competente, il cui giudizio è insindacabile.

ART. 5 - La data della proclamazione dei vincitori è fissata per martedì 22 dicembre;

ART. 6 - Il contributo di partecipazione ammonta a 5 euro per una sezione; ogni sezione aggiuntiva comporta una spesa di 5 euro.
I nostri associati hanno diritto ad uno sconto del 20% sulla quota di iscrizione.
- La ricevuta dell'avvenuto versamento va trasmessa al momento dell'iscrizione all'indirizzo di posta elettronica: apriilcuoreallapoesia@hotmail,com.

Il pagamento va effettuato sul Conto Banco Posta
N. 001050304771
intestato a: "Atlantide" - Centro studi nazionale
per le arti e la letteratura;
codice Iban: IT11T0760116200001050304771

PREMI E RICONOSCIMENTI

ART. 7 - Ai vincitori delle varie Sezioni saranno assegnati i seguenti premi:
1° Classificato: scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci
e diploma personalizzato;
2° Classificato: scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci
e diploma personalizzato;
3° Classificato: scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci
e diploma personalizzato;
4° Classificato: scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci
e diploma personalizzato;
5° Classificato: scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci
e diploma personalizzato.

Sono previsti 10 (dieci) riconoscimenti speciali, "Premio Atlantide per le arti e la letteratura ", che saranno conferiti da una giuria popolare dislocata in Italia e all'estero.
Saranno assegnati, altresì, 130 premi speciali (Presidenza della giuria. Critica, Erato, Keramos, Serigrafisud, ecc.).

Le poesie prime classificate delle sezioni letterarie verranno esaminate da un’apposita giuria che decreterà due vincitori assoluti, i quali si aggiudicheranno la pubblicazione di un volume  (n. 50 copie; pagg. 80; formato 14x21).

Il costo della spedizione dei premi e delle pergamene è a carico dei partecipanti.

ART. 8 - Si assicura il trattamento dei dati personali, in base alle disposizioni di legge vigenti.

ART. 9 - La partecipazione al Premio comporta l'accettazione incondizionata
del presente regolamento in tutte le sue parti.

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Durante il tramonto la ragazza ritorna dalla campagna con il suo fascio di erbe; e porta con sé, in mano, un piccolo mazzo di rose e di viole, delle quali, come di consueto, lei si accinge ad ornare il petto e i capelli, domani, al giorno festivo.
Una vecchietta è seduta a filare sulla scala insieme alle vicine proprio nella direzione in cui tramonta il sole; e va raccontando le storie dei suoi anni felici, quando durante i giorni di festa, si ornava, e, ancora sana e snella, era solita danzare la sera insieme a coloro che ebbe come compagni dell'età più bella.
Ormai il cielo inizia a scurirsi, il cielo sereno torna azzurro, e al biancheggiare della giovane luna ritornano giù dai colli e dalle case le ombre.
Ora la campana dà segno della festa che sta arrivando; e a quel suono, diresti che il cuore si consola.
I fanciulli gridando in gruppo sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro: e intanto il contadino ritorna fischiando alla sua povera casa, e fra sé pensa al giorno del suo riposo.
Poi, quando intorno è spenta ogni altra luce, e tutto il resto tace, puoi sentire il martello picchiare, senti la sega del falegname, che sveglio nella sua bottega chiusa, alla luce della lucerna, si affretta e si dà da fare per finire il lavoro prima della luce dell'alba.
Questo è il giorno più gradito di tutti e sette, pieno di speranza e di gioia: domani le ore porteranno tristezza e noia, e ognuno ritornerà a pensare al consueto lavoro.
Ragazzo allegro, questa età fiorita è come un giorno pieno di felicità, giorno chiaro, sereno, che arriva prima della festa della tua vita. Sii felice o fanciullo mio, questa è una condizione beata, una stagione lieta. Non voglio dirti nient'altro; ma non ti dispiaccia che la tua festa tardi ancora ad arrivare.
Questo componimento di Giacomo Leopardi ripercorre chiaramente e riassume una serie di tematiche riconducibili allo "Zibaldone", ma in parte presenti anche nei suoi Idilli. La poesia comincia subito presentandoci una fanciulla, che indaffarata attende il dì della festa: lei non rappresenta altro se non la speranza, l'attesa, ovvero la tematica su cui s'incentra l'intero componimento. Troviamo poi la vecchierella, che rappresenta in un certo senso la nostalgia per i tempi andati ed introduce di conseguenza la tematica della memoria. In seguito possiamo ritrovare il tema dell'infinito, infatti la notte che scende subentrando al tramonto crea un'atmosfera indefinita, accentuata da sostantivi come "oscurità" e "ombre"; quest'atmosfera può anche essere interpretata come un esempio di sublime, e la luna, una figura indefinita, ma piacevole, è l'immagine sublime per eccellenza. La "squilla", la campana, indica che il giorno della festa s'avvicina sempre più, e rappresenta anch'essa l'attesa del domani. L'ambiente recanatese viene presentato come un qualsiasi villaggio rurale in cui tutti sono impegnati nelle proprie faccende, c'è chi raccoglie fiori, chi fila, chi zappa… nonostante quest'apparente stato di routine c'è qualcosa nell'aria: è sabato e tutti sembrano eccitati o perlomeno confortati all'idea che il giorno successivo sarà un giorno di festa. Nell'ultima strofa del "sabato del villaggio": il suo scopo è spegnere nel lettore l'illusione creata dalla speranza e denunciare il piacere che è ingannevole; infatti solo il momento dell'attesa (sabato, giovinezza) può dirsi piacevole. Tuttavia, il poeta svolge il suo compito con affetto, non è brutale nello spiegare al "garzoncello scherzoso" che il suo futuro non gli riserverà altro che dolore e delusioni, forse come paragone è un po' azzardato, ma qui Leopardi appare come un padre affettuoso, che pur sapendo che la spensieratezza dell'infanzia non è che un'illusione destinata a sparire a breve, parla al figlio con saggezza, lasciandogli tuttavia scoprire da solo com'è la vita. Forse Leopardi vede nel garzoncello scherzoso proprio se stesso a quell'età, quando parlava animatamente del suo futuro con Silvia, forse il garzoncello rappresenta addirittura la poesia leopardiana precedente alla fase del pessimismo cosmico. 

Santina Barreca

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Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, è stata soprannominata la “città che muore” perché lo sperone di tufo a cui, con ostinazione, si è “aggrappata” si sta letteralmente sgretolando sotto il centro abitato. Una città “viva per miracolo”, che tra qualche decennio potrebbe scomparire per sempre.
Il borgo si presenta collegato al territorio circostante da un lungo ponte sostenuto da moderni tralicci. Esso può essere percorso soltanto a piedi ma, recentemente, il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi ci vive (una decina di persone) o vi lavora, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli o moto cicli.
Fortunatamente, un flusso turistico cospicuo e sempre crescente, anche di provenienza straniera, ha riportato grande vitalità all’antico villaggio. Quest’ultimo, recuperato nel suo aspetto originario, pian piano si sta ripopolando ed è ormai una consolidata meta turistica della regione Lazio.
Il borgo, fondato 2500 anni fa dagli Etruschi, sembra un luogo incantato dove il tempo pare essersi fermato. E passeggiando tra le strette viuzze, un vero e proprio dedalo fatto di spazi inconsueti, antichi palazzi e scorci panoramici, ci si imbatte in numerose botteghe artigiane, in cui si può entrare per assistere agli antichi mestieri.
Fra le principali attrattive, citiamo la Grotta di San Bonaventura, che in realtà è un’antica tomba etrusca. Secondo una leggenda, vi sarebbe avvenuta la guarigione miracolosa di un bambino – il piccolo San Bonaventura – per mano di San Francesco. Da non perdere è anche la Chiesa romanica di San Donato, eretta nel quinto secolo. Il grande restauro, avvenuto nel 1511, ne ha cambiato profondamente l’aspetto con l’inserimento di elementi rinascimentali. Degno di nota è lo stupendo portale centrale realizzato nella prima metà del ‘500. Molto interessanti anche le opere d’arti presenti all’interno, fra cui un ciclo di affreschi di artisti della scuola del Perugino ed un crocifisso ligneo del 1400.
Al tramonto, questo bellissimo luogo, si colora di strane tonalità, offrendo curiosi giochi di luci ed ombre tra gli affilati crinali e la rada vegetazione, e formando un quadro paesaggistico ancor più surreale.
Bagnoregio diventa veramente magico in occasione del presepe vivente che anima il borgo. E pare di venir catapultati nel medioevo quando le strade del paese si animano di comparse che fanno rivivere le antiche botteghe, ricreando la quotidianità che riporta i turisti indietro nel tempo. 

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Oggi, 22 novembre, si festeggia Santa Cecilia, patrona della Musica e dei Musicisti!
Santa Cecilia (Roma, II secolo – Roma, III secolo) è stata una nobile romana convertita al cristianesimo, vergine e martire cristiana. Il suo culto è molto popolare.
Promessa sposa a Valeriano, si narra che Cecilia durante i festeggiamenti per le sue nozze, mentre nella sala si intonavano canti pagani, espresse cantando il desiderio di rimanere pura, con queste parole: “Conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa”. Cecilia confessò quindi il suo voto di castità a Valeriano che si convertì al Cristianesimo e la notte del matrimonio ricevette il Battesimo da papa Urbano I. La coppia si impegnò quindi nell’opera di conversione del popolo.
Valeriano però venne per questo torturato e decapitato. Per la futura Santa la pena non fu da meno: fu ordinato che venisse data alle fiamme, ma il fuoco non la toccò.
Le autorità romane decisero quindi di decapitarla. Colpita tre volte non morì immediatamente. Dopo tre giorni Cecilia salì in cielo.
Dopo la morte, papa Urbano I la fece seppellire nelle Catacombe di San Callisto, in un posto d’onore, accanto alla cosiddetta “Cripta dei Papi”. La sua casa divenne invece una chiesa. Nell’821 il suo corpo venne trasportato da papa Pasquale I nella Basilica di S. Cecilia in Trastevere. Nel 1599, in occasione del Giubileo del 1600, furono effettuati i restauri della basilica. Il corpo di Cecilia fu trovato perfettamente conservato in un sarcofago. Il cardinale Paolo Emilio Sfondrati ordinò quindi che venisse realizzata una statua che la ritraesse nella posizione in cui giaceva. La statua attualmente si trova sotto l’altare centrale della chiesa.
La musica è forse uno dei settori che più ha risentito delle barriere alzate per evitare il contagio, in questo periodo di pandemia: interi tour in giro per il mondo sono stati annullati, e si sa i concerti, dopo il calo delle vendite fisiche di album, sono uno degli ambiti piu remunerativi per gli artisti e per tutto l’indotto che gli ruota intorno.
Non molto diversa la situazione per i dj e le band anche minori che si esibivano nei locali, anch’essi chiusi per ordinanza. No alle discoteche, sgli assembramenti e alle feste.
Ma la musica si è fermata? Direi proprio di no!
La musica alberga nell’animo umano, ne è parte e tutto.
Cantavano i Pooh:” Chi fermerà la musica?”. Anche ora che uno di loro, Stefano D’Orazio, è morto, nessuno potrà mai fermare la musica.
Non si sa quando potremo di nuovo andare ai concerti, non è ancora stato dato a nessuno il dono di fare profezie, ma la musica continua a fluire nelle case, nei vicoli, nelle vene di ognuno di noi.
L’esercizio di indovinare come sarà la musica del futuro – e che ne sarà della musica, nel futuro – si è dimostrato negli anni scorsi spesso futile. I futuristi teorizzavano un mondo in cui si fa musica con i rumori (e in parte ci hanno preso).
Ma la musica è come i sentimenti e sfugge ad analisi, alla logica, alla profezia.
L’intera storia dell’uomo, così come quella della musica e della tecnologia è piena di invenzioni inattese che hanno impresso cambiamenti inaspettati e radicali: basti pensare, negli ultimi decenni del ventesimo secolo, al Walkman o alla compressione mp3. Altre volte invece sono gli eventi epocali a cambiare molto velocemente il modo in cui l’uomo fa musica: le guerre, le crisi economiche, le pandemie – appunto.
Che cosa cambierà per chi suona e per chi lavora nel mondo della musica? Quando potremo andare ai concerti? Potremo andare a ballare? Come sarà la musica nel mondo che ci aspetta?
Nel mondo invaso dalla pandemia l’esperienza di ascolto è oramai completamente svincolata dal possesso di un oggetto fisico, sia esso l’ormai anziano cd in pensione o una chiavetta.
Accettata da tempo ormai la prassi di pagare ogni mese una grossa corporation per garantirsi ascolti illimitati, la differenza è quella che passa tra lo scendere al negozio per comprare l’acqua minerale e aprire il rubinetto per bere.
La musica, appannaggio di esseri umani dotati di sensibilità e di prestigio riconosciuto, oggi è anche in mano ad altri esseri di recentissima definizione, noti come youtuber e instagrammer, con la diretta.
Sono seguitissime, soprattutto dalle giovani generazioni, infatti, le dirette musicali su Facebook e Instagram.
Come molti antropologi e musicologi hanno notato, siamo in una società che opera una netta distinzione tra chi produce musica (e viene in genere ben pagato) e chi la ascolta e la balla (e paga).
È una distinzione non culturale, ma una caratteristica del nostro Occidente capitalistico.
Il mondo ora sembra tornare verso a una diffusione più orizzontale del fare musica. Si suona nelle case, si canta sui balconi, in famiglia (spesso in diretta streaming) per il piacere di farlo, con la crescente disponibilità di tecnologie a basso costo per fare musica e per diffonderla.
Ma i veri musicisti e i cantanti, gli orchestrali e il mondo dello spettacolo ne soffrono.
La situazione all’indomani delle prime misure restrittive ha provocato, nei docenti delle scuole di musica e nei musicisti in generale, l’emersione di sentimenti contrastanti insieme al senso di frustrazione.
Dopo le prime difficoltà, hanno però trovato il desiderio di ricominciare e di trasformare questo periodo in una nuova fase creativa. Ha prevalso nelle intenzioni dei docenti, anche di musica, la ricerca nella sperimentazione di nuove vie, in streaming e a distanza.
La pandemia, ne siamo comunque certi, non fermerà la musica, anche in omaggio e in onore di Santa Cecilia.

Amna Maria Stefanini, insegnante

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Dell’arte, si sa, è facile goderne, difficile è parlarne. Commentare la nuova opera scultorea “La donzelletta”, del maestro Telemaco Tucci, richiede, quindi, una buona dose di umiltà ed un grande amore per questo nobile mestiere, frutto di talento ed ingegnosità. La sopracitata creazione artistica vuole essere un omaggio al grande poeta recanatese Giacomo Leopardi, ed è stata commissionata appositamente per la rassegna artistico-letteraria“Il sabato del villaggio”. La statuina, disegnata con cura, brilla di luce propria.
Si rimane subito colpiti dalla figura stilizzata della giovane donna, il cui profilo è indefinito proprio per dare la possibilità ad ognuno di noi di riconoscersi in lei. Lunghi capelli castani le incorniciano il volto, dolcezza che propaga al suo cuore nell’atto di stringere al petto un mazzetto colorato di rose e viole.
La figura femminile, protagonista di molte opere del maestro Telemaco Tucci, proposta nella forma rigida di un manichino dai colori vivaci ed uniformi, viene collocata in uno spazio immobile, pacato, senza tempo. Forse sta a simboleggiare l’attesa che, come descrisse magistralmente il grande poeta, è spesso illusoria. Anche il momento più lieto, infatti, lo si percepisce con un velo di tristezza. Ogni cosa porta con sé il marchio dell’effimero, regna la consapevolezza della caducità della vita.
Le opere realizzate da Telemaco Tucci si rivelano sempre ricche d’inventiva, sono creazioni che suggeriscono racconti senza tempo. A volte provengono da uno spazio lontano, da ere che non ci appartengono ma che custodiamo animalescamente dentro di noi. Le sue creazioni ci convincono. Attendiamo dalla sua mente e dalle sue mani altri successi.

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Dolceacqua, situato sulle colline dell’entroterra ligure, tra Ventimiglia e Bordighera, a pochi chilometri dal confine con la Francia, è un bellissimo borgo medioevale, una vera e propria oasi di pace dominata dal silenzio dei “caruggi” (vicoli stretti). Nel tipico paesino, che conta meno di 2000 abitanti, si respira un’aria medievale, complice il castello Doria che si erge in una posizione dominante rispetto alla vallata. Lo si raggiunge fra pittoresche viuzze, cantine vinarie e tipiche botteghe artigianali. La fortezza ospita una ricca mostra che racconta la storia di due grandi famiglie, i Doria e i Grimaldi ed è sede di manifestazioni ed eventi culturali che si tengono durante l’anno.
Il Ponte Vecchio di Dolceacqua, che unisce la parte vecchia del paese (chiamata “Terra”) a quella più moderna (chiamata “Borgo”), è un capolavoro di armonia e di eleganza”. Lo stesso Claude Monet, pittore impressionista francese, ne rimase affascinato e decise di dipingerlo, soprannominandolo “un gioiello di leggerezza”.
Benchè il borgo medioevale sia piuttosto piccolo, sono numerosi gli edifici religiosi da visitare: seguendo le stradine in pietra si giunge alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, che accoglie al suo interno il Polittico di Santa Devota. Vi è poi la Chiesa di San Bernardino, famosa per i suoi affreschi medioevali; la Chiesa di Sant’Agostino, che risale al 1600 ed ospita antiche statue; l’oratorio di San Giovanni Battista è una pinacoteca piena di quadri; la Chiesa di San Giorgio, edificata nell'XI secolo, custodisce dentro una cripta i resti di alcuni membri della famiglia Doria.
Dolceacqua è ricca, inoltre, di botteghe di artisti, di artigianato, di odorose cantine e di negozi di prodotti tipici. Tanti sono i ristorantini dove mangiare e numerosi sono i bad&breakfast dove alloggiare.
Altra cosa interessante sono i portali delle case situate nel centro storico, lavorati in pietra nera locale. Sono di tipo religioso, nobile o allegorico. Gli stemmi di origine napoleonica conservano tutto il loro fascino. In via Dietro la Colla vi è un casolare dall’aspetto sinistro: secondo la leggenda qui si davano appuntamento le streghe per le loro opere malefiche.
Per quanto riguarda la produzione locale spicca senza dubbio il rossese, vino rosso dal sapore morbido e vellutato, degustabile in tutte le trattorie sparse tra i "caruggi". 

Il ponte vecchio nel dipinto di Monet

Valutazione attuale: 5 / 5

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- L'Associazione culturale
"Atlantide - Centro studi nazionale
per le arti e la letteratura"
- Il gruppo "Apri il cuore alla poesia",

promuovono il
3° concorso artistico letterario internazionale
MAGNA GRAECIA ARTE e POESIA
Scadenza giovedì 08 ottobre 2020

200 PREMI IN PALIO!

REGOLAMENTO

Il premio è articolato nelle seguenti sezioni:

a) POESIA A TEMA: "Carezze d'autunno"
Da intendersi come dolcezza e bellezza della stagione, che si può scorgere nel suo clima mite e carezzevole, nei colori caldi e carichi di luce degli alberi e dei frutti.
Si può partecipare con liriche in lingua italiana, senza limiti di lunghezza, edite o inedite.

b) A TEMA "Il tempo scorre veloce... tra nostalgia, ricordi, malinconia"
Una riflessione sul tempo che scorre così velocemente, senza mai fermarsi, senza che nessuno possa rallentarne la corsa.
Si può partecipare con liriche in lingua italiana, senza limiti di lunghezza, edite o inedite.

c) A TEMA "Luoghi, sapori, colori, tradizioni..."
Ogni autore potrà cogliere angoli nascosti, borghi antichi, monumenti, paesaggi naturali, albe e tramonti, tradizioni, gastronomia e colori di un territorio, quello italiano, ricco di fascino e di autentica bellezza.
Si può partecipare con liriche in lingua italiana, senza limiti di lunghezza, edite o inedite.

d) POESIA IN LINGUA ITALIANA EDITA
(a tema libero, senza limiti di lunghezza);

e) POESIA IN LINGUA ITALIANA INEDITA
(a tema libero, senza limiti di lunghezza) ;

f) POESIA IN VERNACOLO
(a tema libero, senza limiti di lunghezza, con relativa traduzione);

g) POESIA RELIGIOSA
(in lingua italiana, a tema libero, senza limiti di lunghezza);

h) SEZIONE VIDEOPOESIA
(a tema libero, durata audio/video 5 minuti, titoli compresi, pubblicata su youtube);

i) HAIKU
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)

l) NARRATIVA (Romanzi - Racconti)
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti).
Per questa sezione si richiede gentilmente l'invio del file almeno una settimana prima della scadenza del concorso;

m) RACCONTI BREVI
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti, della lunghezza massima di 10mila battute - spazi inclusi).

n) AFORISMI
(a tema libero, in lingua italiana, editi o inediti)

o) FAVOLE
(a tema libero, in lingua italiana, edite o inedite senza limiti di lunghezza);

p) FILASTROCCHE
(a tema libero, in lingua italiana, edite o inedite, senza limiti di lunghezza);

q) LIBRO EDITO DI POESIA
(a tema libero, in lingua italiana. Sono ammessi solo file in pdf).
Per questa sezione si richiede gentilmente l'invio del file almeno una settimana prima della scadenza del concorso;

r) PITTURA
Sono ammesse tutte le tecniche pittoriche (olio, acrilico, inchiostro, vinile, acquerello, grafite, matita, etc.), su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, plastica, ferro, pietra, etc.) e valorizzati tutti gli stili ritrattistici, in piena libertà espressiva. La fase di selezione avviene sulla base del materiale fotografico inviato dai partecipanti al momento dell'iscrizione. Ogni autore dovrà inviare via E-MAIL un'immagine (formato JPG) di una propria opera pittorica, con il titolo e le indicazioni circa la tecnica e le dimensioni;

s) FOTOGRAFIA A TEMA "I colori dell'autunno"
(Si può partecipare con un'opera fotografica, a colori o in bianco e nero, in formato jpg, accompagnata dal titolo).

t) FOTOGRAFIA A TEMA LIBERO
(Si può partecipare con un'opera fotografica, a tema libero, a colori o in bianco e nero, in formato jpg, accompagnata dal titolo).

u) ARTICOLO GIORNALISTICO
Ogni autore può inviare un testo in lingua italiana, che tratti argomenti di cronaca, attualità, società, sport, cultura, storia, tradizioni, senza limiti di lunghezza.

v) MUSICA
Il concorso è rivolto ad artisti, musicisti, compositori e autodidatti italiani e stranieri. Ogni autore può partecipare con un solo video clip, della durata massima di 5 minuti, con un brano che prevede l’utilizzo di qualsiasi strumento musicale.
Saranno metro di valutazione:
- la qualità della proposta artistica;
- la tecnica di esecuzione;
- l’originalità.

ART. 1 - Il Concorso è aperto ad autori italiani e stranieri. Per quanto riguarda le liriche scritte in lingua straniera, è obbligatorio allegare la traduzione in lingua italiana.

ART. 2 - Gli autori possono partecipare con un solo componimento per ogni sezione.
Gli elaborati devono pervenire, in formato word, entro la mezzanotte
di giovedì 08 ottobre2020, all'indirizzo di posta elettronica:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Non si accettano iscrizioni dopo la data di scadenza indicata.

ART. 3 - Per la partecipazione al concorso, è necessario indicare i dati personali dell'autore: nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, mail, e allegare una foto personale.

ART. 4 - Le opere finaliste saranno sottoposte alla valutazione
di una Commissione giudicatrice competente, il cui giudizio è insindacabile.

ART. 5 - La data della proclamazione dei vincitori, sarà comunicata entro la metà di ottobre.

ART. 6 - Il contributo di partecipazione ammonta a 5 euro per una sezione; ogni sezione aggiuntiva comporta una spesa di 5 euro.
I nostri associati hanno diritto ad uno sconto del 20% sulla quota di iscrizione.
- La ricevuta dell'avvenuto versamento va trasmessa al momento dell'iscrizione all'indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il pagamento va effettuato sul Conto Banco Posta
N. 001050304771,
intestato a: "Atlantide" - Centro studi nazionale
per le arti e la letteratura;
codice Iban: IT11T0760116200001050304771

ART. 7 - Ai vincitori delle varie Sezioni saranno assegnati i seguenti premi:
1° Classificato: "Premio Magna Graecia Poesia" (scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci) e Diploma personalizzato.
2° Classificato: "Premio Magna Graecia Poesia" (scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci) e Diploma personalizzato.
3° Classificato: "Premio Magna Graecia Poesia" (scultura artistica realizzata
dal maestro Telemaco Tucci) e Diploma personalizzato.
Sono previsti 10 (dieci) riconoscimenti "Premio Atlantide Arte e Cultura 2020", che saranno conferiti da una giuria popolare dislocata in Italia e all'estero.
Saranno assegnati, altresì, 130 premi speciali (Presidenza della giuria. critica, Erato, Keramos, Serigrafisud, ecc.).
Il costo della spedizione dei premi e delle pergamene è a carico dei partecipanti.

ART. 8 - Si assicura il trattamento dei dati personali, in base alle disposizioni di legge vigenti.

ART. 9 - La partecipazione al Premio comporta l'accettazione incondizionata
del presente regolamento in tutte le sue parti.

 

Valutazione attuale: 5 / 5

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ROGLIANO - L’artista Sandro Sottile farà parte dell’ambizioso progetto musicale “L’Italia in dialetto”, un tour artistico che lo vedrà protagonista, in questa stagione, nei maggiori teatri italiani e nei luoghi di culto, nel rispetto delle norme vigenti legate al Coronavirus.
Gli autori del progetto sono Antonio Nicola Bruno (Compositore, cantante, musicista) ed Enzo La Gatta. Collaborano, insieme a Sottile: Tony Cercola (Percussionista, scrittore, musicista) e Carlo Faiello (Cantautore, compositore). Da sottolineare la partecipazione di Peppe Lanzetta (Drammaturgo, attore e scrittore).
Sottile, che da qualche lustro si occupa di musica e canti popolari, si è detto soddisfatto per questa nuova importante opportunità.
Ed è proprio da questi momenti musicali che è nata la collaborazione con i sopracitati esponenti della musica popolare: musicisti dediti alla riscoperta delle musicalità e sonorità meridionali, che hanno in comune l'amore per la musica etnica, per i dialetti, per la tradizione, per i ritmi incontrastati della tarantella del Sud, che vede, sempre di più, accostarsi una folta schiera di giovani.
Il musicista cosentino ha così dichiarato al nostro giornale: «Sarà un’esperienza positiva, un momento di arricchimento e di orgoglio personale. L’iniziativa, come del resto le precedenti, mi permette di conservare nitidamente la memoria della mia terra d’origine. A dare un particolare fascino all’esecuzione dei vari brani, sarà l’utilizzo di alcuni strumenti propri della musica popolare calabrese. Fra questi, la regina è senza dubbio la chitarra battente. Verranno impiegate anche le tradizionali zampogne, le "pipite", la lira calabrese. Sono certo - conclude l'artista - che i numerosi brani proposti “attarantoleranno” gli spettatori, inducendoli a ballare e a cantare con noi».
Il musicista roglianese ha pure annunciato che è in cantiere il nuovo videoclip “Noi meridionali” in collaborazione con il cantautore partenopeo Eugenio Bennato, con il quale ha intrapreso da anni un’importante cooperazione artistica. Coronavirus permettendo, rimane sulla carta il tour estivo 2020 “Tarantella ca nun và bona”.
Ricordiamo che Sottile nasce a Rogliano nel ’62 e si avvicina da giovanissimo alla musica. A tredici anni, infatti, inizia lo studio della chitarra, della zampogna e della ciaramella, strumenti, questi ultimi due, che inizia a costruire artigianalmente nelle forme più arcaiche. Artista completo nell’ambito della ricerca antropologica musicale del meridione, è pluristrumentista, cultore e cantore delle tradizioni popolari.
La sua discografia comprende 6 cd: nel 2009- “C’è quel sud”; 2010:“Live@Rogliano” – Notte bianca; 2011: “Ex voto”; 2011: “Cantannu e sonannu”; 2012: “Sulle tracce dei terroni”; 2019: “Alchimia popolare”.
Ma da dove nasce la passione di Sandro Sottile per la musica popolare? :«La mia passione - spiega - nasce da lontano, sono proprio i suoni ed i ritmi della musica del sud che mi prendono e che sono fondamentali. Volevo citare alcune collaborazioni importanti che ho intrapreso nel tempo. Ad esempio con Eugenio Bennato, con il quale ho dei rapporti professionali costanti; e, poi, con Tony Esposito, ed ancora con il gruppo musicale “Zona Briganti” e con tutti quei musicisti calabresi con la EMME maiuscola. Un po’ di anni fa ho suonato anche con Danilo Montenegro. Nel 1981 ho fondato il gruppo di musica popolare “Narratiuncula”, con degli amici di infanzia, ed ho iniziato questo percorso musicale che si è protratto nel tempo fino ad arrivare all’ultimo lavoro che ho chiamato “Alchimia popolare”, una sorta di viaggio fantastico, una magia attraverso i suoni del sud. La nascita dell’associazione culturale del progetto “C’è quel sud” - conclude Sottile - si pone come obiettivo di mettere in evidenza la musica della Calabria e le eccellenze, una sorta di rivalutazione degli artisti presenti sul territorio».
Il nostro augurio va a questo formidabile cantautore che, con coerenza rara, ostinazione e coraggio, percorre le strade del sud cantando fatica e dignità, nuovi e antichi soprusi, solidarietà e riscatto.
Nella foto: Sandro Sottile insieme ad Eugenio Bennato

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Moena, il cui nome in latino significa palude, è un paese di circa 2.000 abitanti in provincia di Trento ed è situato in Val di Fassa, a poco più di 1.200 metri d’altezza. In estate è circondato da verdi e fioriti pascoli e in inverno da gruppi dolomitici innevati, come i famosi Sella, Catinaccio e Latemar.
All’alba e al tramonto le cime delle Dolomiti che lo circondano si tingono di rosa: ecco perché questo graziosissimo paesino montano è conosciuto come la Fata delle Dolomiti, nel cuore della Val di Fassa.
Recentemente premiato ai Green Destinations Awards come meta che promuove un turismo sostenibile (il centro nei periodi di alta stagione diventa una zona pedonale con mezzi alternativi di trasporto e numerose e-bike), Moena ha la fortuna di trovarsi ai piedi delle più belle Dolomiti del Trentino.
Qui, in estate, ci si può rilassare con lunghe passeggiate ed escursioni a piedi o in mountain bike, fare un bagno nelle piscine e nelle vasche idromassaggio delle strutture ricettive, oppure shopping tra le botteghe artigiane e i mercatini tipici del centro. E ancora, assaggiare i prodotti locali come il conosciutissimo Puzzone di Moena DOP, il formaggio dall'inconfondibile gusto di erbe degli alpeggi.
La tradizione culinaria ladina qui è vivissima, valorizzata sia dai ristoranti che dagli eventi enogastronomici .
In inverno, invece, è meraviglioso frequentare le piste della “Ski Area Alpe Lusia – San Pellegrino”, un comprensorio sciistico con una funzionale rete di impianti di risalita e piste dagli scenari unici.
Chi invece pratica lo sci di fondo troverà al Centro del Fondo Alochet, a due chilometri dal Passo San Pellegrino, bellissimi tracciati che si snodano tra ampie radure e boschi innevati. Inoltre, è proprio da Moena che parte la famosa Marcialonga di Fiemme e Fassa, la più importante gara di sci di fondo in Italia, che si tiene a gennaio.

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Si è costituita l’associazione culturale no-profit "Atlantide - Centro Studi nazionale per le arti e la letteratura”. Il nuovo sodalizio, con sede a Rogliano (Cosenza) e a Pegli (Genova), opera su tutto il territorio nazionale e ha come obiettivo primario la diffusione dell’arte e della cultura con la promozione di conferenze, convegni, concorsi e reading poetici e letterari, incontri con autori, presentazione di libri. 

L'assemblea, in videoconferenza, ha eletto con voto unanime il neopresidente, l'editore e giornalista Fiore Sansalone; alla vicepresidenza è stata chiamata Monica Vendrame, responsabile della sede di Pegli; segretario è stato designato Pietro Vizza; tesoriere, Alessandro Vizza. L'assemblea ha poi votato, sempre all'unanimità, i due consiglieri Maria Rosaria Cristina Covino e Gianluca Cortese.
Il neo presidente Sansalone, nel ringraziare per l’importante incarico assegnatoli, ha così dichiarato: «Carissimi soci, è con grande emozione e tanto entusiasmo che affronto il mio primo atto da presidente. È mia precisa responsabilità assicurare a ognuno di voi il mio massimo impegno, e quello del nuovo consiglio direttivo, per raggiungere l’obiettivo di continuare a essere un punto di riferimento nazionale nell’ambito dell’arte e della cultura, soprattutto in questo particolare momento storico. Mai come adesso, infatti, la bellezza della letteratura e di ogni arte espressiva fungono da terapia. Nostro fine primario, quindi, è quello di dar vita a nuovi progetti culturali per combattere l’isolamento, il dolore e le difficoltà nei quali siamo precipitati in questi ultimi mesi. Metteremo a disposizione di tutti – seppur virtualmente – la bellezza dell’arte, più che mai balsamo e simbolo di consolazione, riflessione e distrazione. Io e l’intero consiglio direttivo crediamo che si possano raggiungere ambiziosi traguardi solo con la vostra collaborazione, le vostre idee, i vostri suggerimenti e commenti. Siamo certi che lavorando insieme possiamo far crescere la nostra associazione in partecipazione e competenza. Vi abbraccio tutti».
I rapprentanti dell'organizzazione culturale ringraziano per la preziosa collaborazione l'ingegnere Antonello Anelo, il funzionario amministrativo Claudio Tosti, lo studio commerciale associato Greco, di Rogliano (Cs), l'insegnante Teresa Colacino e la Serigrafisud di Luzzi (Cs). 

Antonietta Malito

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Viganella, piccolo borgo di 207 anime della Val d’Ossola, in provincia di Verbano Cusio Ossola, è famoso per una particolarità: resta in totale assenza di sole dall’11 novembre al 2 febbraio di ogni anno. Ciò accade perché il paesino è stato costruito sul versante di una montagna dove la luce solare, durante questi mesi, non riesce ad arrivare. Questa particolare condizione accomuna Viganella al Polo Nord ed alla Siberia: ogni inverno sopraggiunge buio e freddo, spandendo un’atmosfera irreale.
Per secoli gli abitanti hanno saputo adattarsi alla situazione, fino a quando nel 2006, con il supporto di ingegneri e architetti, il sindaco di questo piccolo centro ha deciso di investire per la realizzazione di una superficie riflettente. Uno specchio di 40 metri è stato posizionato a 1100 metri d’altitudine sul fianco della montagna. Lo strumento, in grado di assicurare 6 ore di luce, riesce a far convergere le radiazioni luminose nei punti prestabiliti, come ad esempio la piazza principale del paese, la chiesa parrocchiale o la parte pedonale. Il funzionamento di questo grande specchio, il cui rendimento è maggiore verso mezzogiorno perchè la sua superficie è allineata con la posizione di Viganella, è regolato da un computer durante il giorno. Durante la notte viene riposizionato, in modo che al mattino possa ripartire nella posizione ottimale.


Il “Progetto Specchio”, che ha richiesto un investimento di circa 100 mila euro, ha fatto guadagnare al borgo una fama inattesa ed incrementato il settore turistico. I visitatori, affascinati dagli spettacoli di luce, ne approfittano per visitare le stradine e le piazzette, magari presenziando alla Festa della Madonna Candelora, che si celebra il 2 febbraio dopo i canonici tre mesi di buio.
Il minuscolo centro, contornato da casette in pietra e lesene, funge da attrattiva assieme alla graziosa Parrocchiale della Natività di Maria, seicentesca, fregiante un battistero classico e quadri settecenteschi. Particolare è il campanile dotato di orologio funzionante. 

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Con immenso piacere abbiamo rivolto alcune domande al signor Carmine Altomare, proprietario della "Tenuta Bocchineri", che, con impegno e passione, ha saputo dar vita ad una vera oasi naturalistica. Un habitat caratterizzato da uno splendido percorso nella natura, ove è possibile riscoprire anche la memoria degli antichi mestieri contadini.

- Parliamo della "Tenuta Bocchineri". Come e quando nasce l'idea di realizzarla?
«La "Tenuta Bocchineri" è da sempre una proprietà di famiglia che nel tempo si è ingrandita perchè sono stati aggiunti altri appezzamenti di terreno. Complessivamente è costituita da un'area di circa 3 ettari di suolo e si estende dalla zona adiacente il "Palazzetto dello Sport" di Rogliano, sino a confinare, nella sua parte più estrema, con il fiume Lara».

- Può spiegarci esattamente cos'è? Quali piante ospita? Che tipo di attività sono previste?
«Mi piace paragonarla ad una piccola oasi di pace, a quattro passi dal centro cittadino. Il percorso inizia dal cancello d'ingresso, realizzato da un bravissimo artigiano del paese. Subito dopo ci imbattiamo in un piazzale, fatto di pietre locali, dove è stata collocata una fontanella, ricavata da un tronco di castagno secolare (un tempo utilizzato come mangiatoia degli animali), ed ornata da un monoblocco di granito silano. Vi è anche un piccolo museo della civiltà contadina, con l'esposizione di vecchi attrezzi ed utensili degli antichi mestieri, ed una collezione di vini del Savuto. Nel giardino attiguo richiamano l'attenzione alcune radici di castagno secolare, raffiguranti sembianze di animali, e alcune pietre levigate dal fiume. Nelle vicinanze troviamo una casupola che conserva ancora il suo muro originario esterno. Al piano inferiore vi è un locale, anticamente utilizzato come pollaio, trasformato in una piccola cantina che ospita una "riempitrice", un utensile antico e raro che un tempo serviva per riempire le bottiglie di vino. All'interno sono custoditi anche altri attrezzi, tra cui la pompa a spalle di rame, che veniva utilizzata per dare il solfato alle viti. Nella tenuta troviamo alcune piante tipiche delle nostre zone montane, come la quercia secolare, che ha tutte le caratteristiche per essere denominata "albero monumentale", ed il "nespolo germanico", un albero assai raro, unico della specie in tutto il bosco». 

- Ci sono delle cose che lei, come proprietario di questa oasi naturale, vorrebbe venissero effettuate? Alcuni miglioramenti? Quali sono i suoi progetti futuri?
«Sarebbe utile che la fruizione di siffatti percorsi naturalistici e storici potesse avere scopi didattici ed educativi. L'idea di fondo è quella di salvaguardare gli habitat naturali, utilizzandoli in modo appropriato e valorizzare le nostre tradizioni come salvaguardia e promozione della memoria. Auspico che le scuole e le altre agenzie educative promuovano e sensibilizzino gli uomini e le donne di domani perchè com'è noto: "non si può parlare di futuro e presente se non si conosce il nostro passato". Eventuali miglioramenti possono avvenire se si costruisce una sinergia tra tutti gli attori del territorio, perchè l'azione individuale resterebbe costosa per chiunque e richiederebbe tempi lunghi per la realizzazione di qualsiasi progetto. Per quanto mi riguarda, resto a disposizione di chiunque volesse visitare gratuitamente la tenuta ed eventualmente estendere la passeggiata lungo un sentiero che conduce ad un mulino di antiche fattezze».

- Qual è il messaggio indiretto che il grazioso museo della civiltà contadina vuole trasmettere?
«Il museo, come le altre attrattive della tenuta, ha insito lo scopo di riscoprire le nostre tradizioni, i mestieri e, quindi, le nostre origini, nell'ottica di far conoscere ai giovani d'oggi la realtà di un tempo passato che rischia di essere dimenticata e, quindi, mortificata».

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COSENZA - Attestati di stima e di critica per la terza rassegna culturale online "Persephone, fiori di poesia", ideata dal gruppo "Apri il cuore alla poesia". La manifestazione, che vuol essere un omaggio alla primavera, ha portato anche quest’anno una ventata di emozioni e colori, in aggiunta agli oltre 150 premi assegnati ai partecipanti. Quattordici gli autori italiani che hanno vinto nelle tredici sezioni del concorso: nella sezione “A tema” il primo posto è andato a Rosella Lubrano (Melazzo-Alessandria), con la lirica “Emozioni di primavera”; nella sezione “Edita” ha vinto Giuseppe Modica (Ragusa), con “Ruvida mano”; Lucia Lo Bianco (Palermo) ha conquistato la prima posizione nella sezione “Inedita”, con “Quei giorni di Auschwitz”; il primo posto nella sezione “Vernacolo” è andato a Cetti Perrone (Messina), con “U tiempu chi passa”; prima classificata nella sezione “Videopoesia” Eleonora Capomastro Orofino (Villaputzu-Sud Sardegna), con “Shoah – La memoria non si sussurra”; nell’Haiku prima classificata Sandra Manca (Sassari); due primi posti ex aequo nella sezione “religiosa”: Giovanni Malambrì (Messina), con “I grani d’un Rosario”, e Alessandra Vizza (Samoreau-Francia), con “Lascio che Tu gli sussurri di Te”; Gabriella Paci (Arezzo) si è aggiudicata la sezione “Libro edito di poesia”, con “Le parole dell’inquietudine”; nei “racconti” vittoria di Camillo Lanzafame (Palermo), “Gli scatti di Fabrizio, il fotografo degli ultimi”; “La carrozza del marchese” di Salvatore La Moglie (Amendolara-Cosenza) ha vinto la sezione “Favole”; Patrizia Valerio (Sulmona-L’Aquila) con “Filastrocca dei nonni” ha conquistato il primo posto nella categoria omonima; nelle sezioni artistiche “Pittura” e Fotografia” hanno vinto rispettivamente: Dorina Milossi (Cinisello Balsamo-Milano), con “Natale e neve” e Lorenzo Ugolini (Calcinato-Brescia), con “Oltre le nuvole”.
Altri 144 autori, provenienti da tutta la penisola, sono stati premiati con le sculture del maestro calabrese Telemaco Tucci, opere raffiguranti la stagione primaverile. Ed ancora, la giuria ha assegnato centinaia di encomi, menzioni e diplomi.
La prestigiosa commissione giudicatrice, dislocata in Italia e all’estero, ha svolto un lavoro altamente professionale. Presieduta dall’insegnante Teresa Colacino e dalla giornalista Antonietta Malito, a loro volta affiancate dai vice presidenti Adriana Macchione, insegnante, e Amedeo Scornaienchi, libero professionista, si è avvalsa della prestigiosa presenza degli attori Caterina Misasi, Francesco Castiglione, Walter Melchionda, e del musicista degli "Homo Sapiens", Maurizio Nuti.
I promotori dell’annuale rassegna Fiore Sansalone, Direttore artistico, e Monica Vendrame, Presidente, hanno espresso soddisfazione per il successo conseguito in questa edizione e danno appuntamento ad altre importanti manifestazioni culturali in programma nei prossimi mesi.
«In questi tempi difficili abbiamo più che mai bisogno di cultura: essa ci rende resilienti, ci dà speranza, ci ricorda che non siamo soli - hanno dichiarato i due organizzatori - . In un momento storico in cui siamo fisicamente costretti a restare separati, ogni espressione artistico letteraria è un legame che riduce le distanze, unisce e dona ispirazione. Ecco perché . hanno concluso Sansalone e Vendrame - non ci stancheremo mai di coltivarla. E’ una boccata di ossigeno che contrasta il tempo dell’incertezza e dell’ansia».

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Il campanile sommerso della vecchia chiesa di Santa Carerina è una delle meraviglie italiane da vedere almeno una volta nella vita. Situato in Trentino, quasi al confine con l’Austria, sembra spuntare dal nulla dalle acque del lago Resia, e dona ai nostri occhi uno scenario fiabesco e affascinante. In realtà esso cela la triste storia di un paese cancellato. La torre campanaria, datata 1357, è tutto ciò che resta di Curon Venosta (Bolzano), un paesino completamente allagato nel 1950 per creare il bacino artificiale atto alla produzione di energia idroelettrica. Gli abitanti fecero di tutto per impedirlo ma l’acqua invase case e terreni coltivati, risparmiando solo il campanile. Centinaia di famiglie furono, così, costrette ad abbandonare le loro case e a trasferirsi in altre abitazioni, qualche chilometro a nord, dove il paese venne ricostruito.
E oggi il campanile è ancora lì, a ricordare questa tragica pagina della storia locale.
Le campane non ci sono più dal 1950, ma qualcuno giura di sentirle ancora suonare nelle notti fredde invernali
Il panorama è insolito, a tratti malinconico. D’inverno diventa magico quando il lago è ghiacciato ed il campanile è raggiungibile a piedi. Si possono praticare anche alcuni sport invernali come lo sci da fondo, il pattinaggio e, grazie a venti forti e frequenti, lo snowkiting e la slitta a vela.

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Paola Ercole (1950).

Sono entrata tardi nel mondo della scrittura ed ho iniziato con gli haiku che ancora compongo con, direi, ottimi risultati.

Ho poi iniziato a comporre scritti della nostra tradizione poetica ed ho pubblicato opere monografiche. La condivisione unita alla sperimentazione mi ha portata alla scrittura a più mani con le amiche con le quali ho più affinità, non solo affettive, e da questi incontri sono scaturite silloge con poesie a quattro mani.

Il primo lockdown mi ha indotta, insieme ad altre amiche, a scrivere piccole fiabe a più mani, egregiamente illustrate, ottenendo ottimi risultati nei concorsi ai quali sono state presentate.

Più volte le mie poesie ed haiku si sono classificate sul podio nei diversi concorsi dove ho partecipato.


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TERRE EMERSE

Ho sparso nel fango
il seme dell'attesa,
e come dado a giocare la vita,
la pioggia ha gettato
le mie orme nel vento.

Nei miei pensieri
ho camminato distratta,
ho cambiato postura
non ho smesso l'abito di sempre.

Sulla pelle è disegnato
iI cammino di un pensiero,
antico come il cielo,
e nuovo,
come la terra che si salva dal mare
per vivere ancora lo spazio
tra l'umano
e il divino.


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SUTURA

Scalfisce le mie gambe, il filo d'erba
e il nocciolo del limone è brusco
al mio ricordo,
come le parole che bruciarono le labbra,
frutti acerbi, trovati per la strada.

Resterò fiore della mia stagione
a ricucire i miei giorni..

-ma è senza nodi il filo
che sutura la ferita-


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LE MANI DEL RICORDO

Con le mani del ricordo,
ricreai i colori del tuo volto:
col nero della terra
tinsi i tuoi capelli;
dal tramonto ripresi il rosso
che dalle tue labbra
aveva un dì, sottratto.
A lungo vagai in cerca
del verde del tuo sguardo
e sul seno della terra,
poi, mi inginocchiai.
Fermai il mio respiro,
per dar respiro al tuo,
e ripresi il mio cammino
a ritrovare la speranza,
ed inventai colori
per creare un fiore
che coprisse il mio dolore.

 

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