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ALESSANDRO PORRI (Roma)

Autori Italiani
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Alessandro Porri nasce a Roma nel 1966 città dove ancora vive. Infermiere da oltre trenta anni in un Servizio per le tossicodipendenze ed alcolismo. Ama ogni forma di arte che gli possa permettere di far venir fuori il suo mondo interiore spesso interessato ed intriso di problematiche sociali ma anche capace di intimi passaggi in mondi di bellezza e fantasia. Ha studiato pianoforte, dipinge da sempre, frequenta una scuola di recitazione, scrive dall’età di venti anni. Si cimenta in ogni forma di scrittura, ha pubblicato tre romanzi, una silloge poetica, un quarto romanzo ha vinto la pubblicazione ed andrà in stampa a breve. I suoi scritti: fiabe, poesie, racconti, aforismi sono presenti in oltre cento antologie a carattere nazionale. Interessato ai giovani effettua presso le scuole incontri di prevenzione sulle sostanze stupefacenti a cui alterna con apparente naturalezza incontri di poesia. Collabora dal 2020 con il giornale on line “La voce agli italiani” Ha partecipato e partecipa a premi e concorsi letterari riscuotendo spesso successi.

Ha pubblicato:
• “Il cacciatore di sangue.” Montegrappa Edizioni
• “Roma sottosopara.” Libromania edizioni
• “Socialmente (in)utile.” (silloge poetica) Laura Capone Editore
• “La giostra dei bimbi sperduti.” Pegasus Ediction
• Prossimo alla pubblicazione “Rosso di sangue e di vino.”
• I suoi scritti, fiabe, racconti, poesie, aforismi sono presenti in oltre cento antologie a carattere nazionale.
• Svariati articoli giornalistici.

Negli anni ha partecipato ed ottenuto importanti riconoscimenti in diversi premi letterari tra cui:
• Vincitore dalla I alla IX ed. Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea Laura Capone Editore 2013/2021. varie sezioni negli anni, poesia, racconto, fiaba,silloge,illustrazione.
• Vincitore medaglia d’oro “Premio letterario poesia e racconto breve città di Livorno”. sezione Poesia. Luglio 2016.
• Vincitore Primo Classificato Premio Nazionale Letterario Argentario 2017. Sezione Poesia Edita
• Vincitore IX ed Premio Nazionale Letterario “Un Fiorino” per Romanzi Inediti. luglio 2017 con il romanzo Il cacciatore di sangue che vince la pubblicazione.
• Vincitore Premio speciale della giuria sezione Racconto breve. “Premio letterario internazionale Streghe Vampiri e co.” Giovane Holden Edizioni. Novembre 2017.
• Vincitore premio letterario “Fai viaggiare la tua storia 2018” promosso dalla casa editrice Libromania, con il romanzo “Roma sottosopra” che vince la pubblicazione in e-book e print on demand. Maggio 2018.
• Vincitore assoluto Concorso "MINUETTO" . Accademia Francesco Petrarca. Giugno 2018.
• Vincitore premio nazionale “L’arma e le sue donne” sezione poesia. Chivasso giugno 2018.
• I classificato II ed. premio letterario nazionale Residenze Gregoriane sez. Narrativa inedita, gennaio 2019 con il Romanzo “La giostra dei bimbi sperduti”.
• Vincitore premio letterario Pit Stop 2019 sezione racconto a tema libero e sezione racconto a tema imposto, Associazione culturale il faro. Maggio 2019.
• Vincitore II ed. premio letterario Rajche memoria e attualità passato e presente. Sezione prosa dialettale. Agosto 2019.
• Vincitore IV Concorso letterario “Storie in viaggio” Ass Euterpe, sezione racconto a tema libero. Ottobre 2019.
• Vincitore Primo premio Golden Selection 2020 Pegasus edizioni sezione Romanzo Giallo Thriller con “La giostra dei bimbi sperduti” che vince la pubblicazione.
• Vincitore sezione racconto e vincitore sezione aforismi I edizione concorso nazionale “Parole in luce” Associazione culturale Il Faro. Luglio 2020.
• Concorso artistico letterario internazionale “Magna Grecia Arte e poesia” III edizione 2020. Primo classificato sez filastrocche
• Vincitore III ed. premio letterario Racconta le parole Xilema sez. racconto a tema libero. Marzo 2021
• Quarto premio letterario Persephone fiori di poesia: Primo classificato sez. racconto breve;
• Vincitore premio letterario Albero Andronico sez romanzo inedito con “Rosso di sangue e di vino” che vince la pubblicazione. Roma luglio 2021
• Vincitore assoluto VII ed Concorso letterario “Alla scoperta della resistenza” Anpi Varzi.

Roma Agosto 2021

 

DISCARICA
(le nuove povertà)

Sgangherate lavatrici, oblò come occhi aperti sul passato
Tubi catodici cubiformi bloccati su crateri lunari e guerre verdi
Reti smollate sfiancate da pesi e passioni
Sacchi colmi di frammenti di case rinnovate solo in apparenza
Giocattoli un tempo conservati ora dolmen di maturità approdate
Scarpe lise colme di passi, scarpini slacciati pieni di corse e ricordi
Sedie zoppe, armadi senza scheletri, scheletri senza armadi
Libri strappati, odiati, amati, sottolineati, pieni di briciole
Cartoline, diari, lettere, quaderni, come appunti di viaggio violati
Farmaci scaduti, cure mai finite, pastiglie senza senso alcuno
Un’ampolla di vetro, polvere bianca, felice Natale
Resti di uomini che frugano tra i resti di altri uomini sognando ricordi non loro

 

***********

IL MIO POSTO

Mia madre poggiò una mano sulla mia testa
invocando stridula il nostro svigorito Dio,
incollò i suoi occhi nero pece ai miei, impauriti,
con voce sconfitta disse “vai trova il tuo posto”.

Lessi l’orgoglio ferito in quello sguardo vuoto,
quello di madre che aveva dato tutto di sé,
quello di donna e maestra che non sapeva,
non sapeva più quali insegnamenti donare.

Partii voltandomi indietro una sola volta,
era troppo il dolore nel vedere rimpicciolire.
Le capanne dell’infanzia, i sentieri più rossi,
gli echi dei piccoli, oramai sempre più distanti.

Ci trovammo accatastati, illusi d’essere i pochi prescelti.
Merce di baratto, come arcaici schiavi in terra di schiavi.
Un camion di carne calda sospesa tra aguzzini e sabbia,
una prigione errante, l’acqua come solo miraggio sognato.

Qual è il mio posto? Chiedevo ad ogni battito di cuore e di ciglia,
non può essere questo, nutrendo la lotta tra speranza e frustrazione.
Dovevo resistere, il Dio di mia madre era lì con me, proprio per me,
io l’avevo sentita invocarlo ma chissà se lui aveva fatto lo stesso.

Molti cuori, se pur valorosi e possenti, preferirono fermarsi,
rallentarono come narcotizzati fino a smettere di lottare.
Come briciole di Pollicino tempestavano la strada di pane
ma nessuno di noi le avrebbe seguite mai per ritrovare casa.

Quasi un anno tra le sabbie rosse, polmoni invasi, tosse,
non c’è più saliva, è una poltiglia graffiante che a fatica ingoi.
Poi un giorno azzurro davanti, il mare fratello pare già ristoro
ma è soltanto effimera illusione, neanche questo è il mio posto.

Devo salpare, voglio salpare, lo devo a me, a mia madre al mio Dio.
Riesco a fluttuare, premuto come carta sotto pressa medioevale.
Siamo tornati indietro nella storia, l’inchiostro qui è solamente rosso.
Non è questo il mio posto, l’acqua del mare non lava i polmoni.

Ci spingono in acqua, siamo esseri di terra noi, nessuno sa nuotare.
C’hanno vestito d’arancio, ci salverà, eppure c’è chi inesorabile scende.
Scende per non tornare più, scende beffardamente vedendo la meta.
Ha tanto da fare il mio Dio, accogliere, salvare, ma pare così lontano ora.

Ancora accatastati in edifici fatiscenti, ma perché le sbarre non capisco,
qual è la mia colpa, perché mi hanno rinchiuso, sono debole, miscredente.
Forse riprenderò il mio viaggio, forse no e tutto questo orrore sarà stato inutile.
Io volevo trovare solamente il mio posto, anche se ora non so più quale sia.

 

***********

UN’AMPOLLA DI VETRO ROTTO

Arrivò armato di uno scrigno di cristallo,
come sole abbagliante si palesò a me,
un abbaglio di cuore mi invitò a seguirlo.

I veli cadono e denudano lucentezze,
accade che ora forzando il ricordo,
non intercetto di Noi il roseo salpare.

Invece rivivo e dolorosamente riesumo,
il volteggiare rallentato e al tempo inatteso
del mio primo disincanto al feroce insulto.

Rivedo della fine del sogno il preciso istante,
vorrei dimenticare, vorrei fosse stata unicità,
ritornò invece come sola costante espressione.

Il volto, le ossa, la pelle, le lacrime mie offese.
Il carnale si sana, si salda, rigenera, scolora,
l’anima, quella invece no, non puoi suturarla.

Ero stretta e costretta in un’ampolla di vetro,
paralizzata come fossi apparentemente inerte.
Col tempo capii che il vetro donava occhi fuori.

Il solo intravedere scorci d’amore sincero,
fu bastante a portare nuovi colori nel grigio.
Ho raccolto i miei pezzi di carne capelli e sale.

Non è stato facile, non è mai stato facile,
quando avanzando, quando retrocedendo,
quando decisa, quando persa e impaurita.

Ho ridistribuito con nuova idea le mie stelle,
ho ricolorato con fantasia la mia volta celeste,
ho dato un calcio al destino a me destinato.

Ce l’ho fatta, sì, avrei dovuto farlo prima,
anni come vuoti a perdere ormai persi,
anni dove un bimbo mi imboccava forza.

Uniti abbiamo corso come uniti soffrimmo.
Ricorderà che un fiore si coglie non si strappa.
Finalmente la mia ampolla di vetro è rotta

sono tornata libera di volare …