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Mer, Ott
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MARIA DE LORENZO (Policoro, Matera)

Autori Italiani
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Perito ed Esperto d'arte. Storico e critico d'arte. Curatrice di mostre ed eventi culturali.

Titolare della “MdL Arte - Servizi per l'Arte”, un'Agenzia/Galleria che offre servizi in campo artistico e librario.

Effettuo studio di antichità e oggetti d'arte moderna e contemporanea, nonché analisi di scritture antiche, Araldiche (Paleografia; Diplomatica; Sfragistica; Archivistica; Bibliografia) e Filatelia

Il mio lavoro abbraccia vari campi, spazia difatti dalla datazione di scritture antiche all'analisi della pittura moderna, dal riconoscimento dei sigilli allo studio della scultura contemporanea, dalla catalogazione dei francobolli alla visione della Digital Art.

Sono Artist Coaching e Art Ambassador. Stilo coefficienti di quotazione economica ad artisti emergenti occupandomi anche della loro crescita all’interno del mercato.

Effettuo lezioni di "Guida all'Arte Contemporanea", dove insegno a miei allievi a leggere e a comprendere, al meglio, l'arte dei nostri giorni.

Dopo aver conseguito la laurea triennale in Beni Culturali e la Specialistica in “Scienze del Turismo e dei Patrimoni Culturali” presso l’Unibas (con ambedue le tesi di laurea in Storia dell’Arte Moderna), mi sono Specializzata in Beni Storici - artistici presso la Scuola di Specializzazione della Facoltà di Macerata. Ho conseguito un primo Master di alta specializzazione in “Art Curator”, un secondo in “Valutazione economica dei Beni Culturali” presso l’ArtGap di Roma e un terzo in “Arte e Teologia” presso la Pontificia facoltà dell’Italia meridionale a Napoli.

Iscritta all’albo dei Periti e degli Esperti d’arte presso la Camera di Commercio di Matera dal 2019.

Per me l’arte è la cosa più bella che mano umana possa creare. È quell’essenza profonda di ogni essere che si esplica nella realizzazione tangibile di un’emozione, di un sentimento o di uno stato d’animo. L’arte è, dunque, l’aulico sfogo esplicitato nella più aulica delle azioni…la “cre-azione”.

 

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Arte e iconoclastia: Quando l’ideologia supera

il concetto di patrimonio culturale

 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a eventi, a mio parere, al quanto particolari. Mi riferisco all’allontanamento della statua raffigurante Cristoforo Colombo nell’omonima città – Columbus – in Ohio. Nonché all’imbrattamento, o meglio atto vandalico, della statua rappresentante Idro Montanelli posta in un parco milanese.

Cito questi due eventi, ma potrei dilungarmi in pagine e pagine, in quanto il deturpamento di opere d’arte è ben radicato nella storia. Infatti, il tutto ebbe inizio con il mito narrato nel libro di Esodo: il “vitello d’oro”; un idolo che gli ebrei, in assenza di Mosè, avrebbero adorato al posto del loro Dio. Dopo essere sceso dal monte Sinai con le tavole della legge, il patriarca Mosè ne avrebbe, quindi, ordinato la distruzione, in quanto testimonianza visiva di un ulteriore divinità.

Per il medesimo motivo, i terroristi islamici, distrussero i bellissimi templi conservati a Palmira. Proprio perché riconducenti a una religiosità differente dalla propria.

Il passato dovrebbe “insegnarci”, la storia dovrebbe “informarci” e la società dovrebbe “formarci”.

Ma dagli ultimi episodi accaduti, notiamo che purtroppo questi tre principi fondamentali vengono meno. Proverò a spiegare, in breve, cosa vuol dire “Bene Culturale” e perché esso “dovrebbe” essere tutelato e preservato anche se raffigura un archetipo differente dal nostro.La nozione di "bene culturale", infatti, è desumibile dall'art. 2, co. 2, e dagli artt. 10 e 11 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In base all'art. 2, co. 2, sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.

“Aventi valore di civiltà”, dunque, soffermiamoci ad analizzare questo meraviglioso concetto.

La civiltà è tutto ciò che è riconducibile all’uomo di una determinata epoca, sia essa una civiltà passata, presente o futura. Che Colombo, ai suoi tempi, fosse stato uno schiavista (definito tale dai nostri “Contemporanei”), motivo, questo, che ha portato all’allontanamento della statua dalla piazza in cui era ubicata, è un dato al quanto discutibile. Desidero portare all’attenzione, che il navigatore genovese visse in un tempo in cui la schiavitù era cosa comune. Bisogna ragionare con gli occhi del tempo in cui l’avvenimento è accaduto, si deve contestualizzare sempre ogni cosa, trattasi dell’analisi di opere d’arte, di eventi storici, letterali, narrativi o altro.

È necessario “leggere la storia” con gli occhi della “storia”. Non si deve cadere in concezioni moderne additando un qualcosa a noi lontano, crollando inevitabilmente in un etnocentrismo ideologico spicciolo.

Il nostro meraviglioso Colosseo fu eretto, nel 72 d. C., grazie ai proventi delle guerre giudaiche, all’epoca dell’imperatore Flavio. Venne costruito da schivi, così come le favolose Piramidi a Giza, in Egitto, cosa facciamo, quindi, li buttiamo giù? 

La provocazione è forte, ma ha l’obiettivo di far ragionare il lettore, cercando di riportarlo al pensiero contemporaneo, che deve essere quello di osservare i nostri monumenti, le nostre statue, il nostro patrimonio con gli occhi della storia e del sapere, perché da essi bisogna solo imparare, in quanto portatori di messaggi, condivisibili o no, che bisogna tutelare e preservare.

Perché l’arte deve essere condivisione di pensieri, scambio di nozioni e, volenti o nolenti, le future generazioni hanno il diritto di godere del patrimonio materiale tangibile in ogni sua forma e materia, sia essa una statua bronzea di Montanelli o un quadro del Caravaggio. E riporto per inciso che il pittore amava, e ritraeva spesso nei suoi dipinti, un piccolo fanciullo adolescente.

Ogni opera è voce di un periodo storico e come tale va ascoltata, anche se spesso, non condivisa, ma non per questo deve essere taciuta, deturpata o obbrobiosamente rimossa.

Maria De Lorenzo

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Capire” un’opera d’arte contemporanea”

 

Capire un’opera d’arte contemporanea non è semplice. Quanti di noi dinanzi a una tela raffigurante un puntino o un taglio si sono domandati: “Ma questa è davvero un’opera d’arte”, oppure hanno affermato con aria divertita: “Avrei potuto farla anche io!”.

Bene. Per fruire al meglio dell’arte contemporanea bisogna staccarsi dal pensiero accademico insito in ognuno di noi.

Siamo figli dell’arte ellenica, siamo cresciuti tra statue romane e fontane barocche, preghiamo in luoghi dove lo stile e la rappresentazione del vero e della perfezione, è stata legge assoluta per secoli; per questo tutto attorno a noi profuma di “Antico”.

Ciò che l’arte contemporanea esprime è il senso dell’Io più profondo, è il prendere coscienza di se stessi ma è anche il voler donare il proprio tempo e pensiero a qualcun altro.

Un Taglio nella tela del Fontana, ad esempio, va oltre la semplice idea, esso è un taglio nello spazio, un voler superare l’accademismo che la tela stessa rappresenta. Si tratta di un gesto che lede in maniera permanente un piano. È su questo “Gesto” che dobbiamo soffermarci, al perché l’artista lo abbia compiuto e cosa egli voglia trasmettere e lasciare in chi lo osserva.

Il voler inserire un pianoforte privo di corde all’interno di una stanza insonorizzata, per un artista contemporaneo significa “suonare il silenzio all’interno di un luogo in cui solo tu, fruitore, puoi sentirlo”.

In tale arte bisogna sempre andare oltre ciò che si vede con gli occhi, perché molte volte è la mente che deve capire dinanzi a cosa ci troviamo.

Solo osservando con la mente e attivando anche gli altri sensi, potremmo intendere il perché di quel puntino nero su uno spazio bianco, quell’essere soli e diversi (il puntino) all’interno del mondo omologato e sempre uguale (spazio bianco).

Anche ciò che può apparire privo di significato, in realtà, non lo è.

Tutto ha un senso ben preciso, sia essa una performance in cui un’artista seduta su una panchina, aspetta qualcuno che interagisca con lei. L’arte in quel contesto è il tempo che ella dedica al suo interlocutore. L’arte, quindi, si genera e viene generata come pura essenza.

Particolari e famose sono le uova sode che il Manzoni cuoceva e che dava da mangiare ai suoi spettatori. Secondo l’artista la gente una volta mangiate sarebbe divenuta un’opera d’arte vivente, in quanto essendo l’uovo creato da un artista e divenuto dunque oggetto artistico, avrebbe reso opere d’arte coloro che lo avessero assaggiato.

Tutto questo per porre l’attenzione sul concept della nuova arte che ci circonda, cercando di sensibilizzare chi la osserva sempre e solo con aria titubante.

Maria De Lorenzo

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Gianfranco Prillo e la poliedricità dell’arte

 

 

Restauratore, pittore, scultore, disegnatore e mosaicista, l’artista lucano Gianfranco Prillo nasce a Policoro il 28 aprile del 1979. Frequenta l'istituto d'arte a Matera, dove acquisisce e perfeziona la sua tecnica.

Giovanissimo inizia il suo percorso artistico con l’attività di restauratore, prendendo parte a numerosissime campagne di restauro in varie chiese nelle Marche, infatti, ventunenne è già attivo nelle chiese marchigiane. Importantissimo è l’utilizzando del restauro da lui utilizzato, definito "Conservativo" che, dal punto di vista metodologico, rispetta fortemente l'opera e il materiale su cui si interviene.

A soli 15 anni, nel suo paese natio presenta la sua prima mostra presso gli stabili del Circolo Cittadino in piazza Heraclea.

Contemporaneamente, però, continua a esporre i suoi lavori in vari paesi del territorio lucano.

Nel 1992 si trasferisce nel comacchiese, nella provincia romagnola di Ferrara, dove inizia a esporre nei luoghi più in vista della regione, riscuotendo un grande consenso dal pubblico, ma soprattutto dalla critica.

In seguito, assieme ad altri artisti internazionali, è presente presso il castello baronale di San Giustino e a Città di Castello nel perugino.

Nell'anno 2005 l'artista è chiamato a esporre, come rappresentante della regione Basilicata, alla Biennale d'arte contemporanea, tenutasi presso la Fortezza da Basso a Firenze.

Successivamente, Prillo, partecipa a numerosissime mostre d'arte nelle principali località di tutta Europa.

Artista poliedrico e sempre in movimento, la sua arte spazia dal cubismo al materialismo, dalla scultura lignea alla ceramica, dal figurativo all’astrattismo.

Nelle sue tele è evidente il grande richiamo picassiano, da cui parte per arrivare a nuove e interessanti sperimentazioni nella scomposizione dei piani e dei volumi.

Interessante è l’uso del colore, questo quasi sempre dato puro e a pennellate dense e corpose, Evidente è anche la vena Pollockiana, questa visibile nell’uso del dripling come base finale di moltissime sue opere.

Tale tecnica consiste nel fare colare il colore liquido dal pennello, mentre con il polso si effettuano dei movimenti oscillatori attorno all’opera. La mescolanza dei colori crea, quindi, un vortice visivo capace di intrappolare lo sguardo del fruitore.

In alcune sue opere materiche, la tela diviene un supporto su cui inserire fili metallici, spaghi, pittura acrilica, pezzi di tessuto e corda inamidata. È possibile definire questi lavori: “Pitto-Sculture”, in quanto le due arti maggiori si uniscono assieme per dar vita a un'unica opera di grande suggestione. L’artista, infatti, ha voluto rendere tattile e tridimensionale la superficie mentre la pittura si unisce alla terza dimensione, il colore non è più solo attore visivo e percettivo, ma diviene protagonista in todo, in quanto raggiunge anche la materia tattile.

Incatenato spesso in un mondo fantastico e quasi fumettistico, Prillo arriva a creare lavori di particolarissimo rilievo, dove in una scenografia notturna all’interno di un mare agitato, prendono vita dei personaggi animati. Il pennello diviene morbido e sinuoso, i corpi dei personaggi sono chiari e visibili. La scomposizione dei piani e dei volumi lascia il posto a una narrazione immaginaria e stravagante, dove la minuzia per i dettagli è parte fondamentale della narrazione. Interessante, durante il percorso della sua sperimentazione, è l’arrivo alle stupende Anime. Qui l’artista arriva a qualcosa di più personale e intimo, all’essenza più profonda.

Il pennello divine mobile e sinuoso, la tavolozza si colora di toni caldi e intimi. Le animelle rappresentano il profondo di ognuno di noi, la nostra parte più nascosta. Si rivedono nella punta del pennello con cui Prillo gli dona forma e vita. Esse possono identificarsi anche con la flebile fiammella di una candela in cui essa, immersa nella penombra, scova i nostri più intimi segreti.

Il Volto di Cristo, invece, viene realizzata con una delle numerose tecniche del maestro. Questa stupenda opera raffigura il volto di Gesù in rilievo. Il viso e i tratti somatici sono resi dalla grande maestria dell’uso del cordone grezzo lavorato. Ruvida e palpabile al tatto e pura materia monocromatica sono le peculiarità di questo stupendo lavoro, dove l’essenza diviene materia e lo spirito colore. Opera di intensa spiritualità e devozione, qui l’artista par dire :

”Cristo ha toccato me e io vorrei che voi toccaste Cristo”. L’artista Gianfranco Prillo ben esplica, in tal modo, ciò che affermava uno dei maggiori critici d’arte italiani: “… L’artista è come un nomade, deve spaziare nel tempo e nello spazio a suo piacimento, senza essere legato a nulla e a nessuno … (Achille Bonito Oliva).

                                    Maria De Lorenzo