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GIUSEPPE MODICA (Ragusa)

Autori Italiani
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Giuseppe Modica è nato a Modica (RG) il 13 maggio 1959.
Dal 1993 ha partecipato a numerosi concorsi poetici nazionali ed internazionali, nel corso dei quali ha quasi sempre ricevuto importanti riconoscimenti ed attestazioni di merito.
Nel 1998 ha realizzato l’opera monografica dal titolo “Il canto di Calliope”.
Nell’anno 2015 veniva attestata la pubblicazione del volume “Mistral” (presenti sei autori), con la parte a lui dedicata (15 poesie) dal titolo “La cetra di Tamiri”.

Nello stesso anno pubblicava l’opera monografica dal titolo “Le nenie di Erato”.
Nell’anno 2016 veniva attestata la pubblicazione del volume “Tramoun” (presenti sei autori), con la parte a lui dedicata (15 poesie) dal titolo “Il rapsodo e la quiete”.
Nel 2017 vincitore (1° posto) del premio Grimoaldo I°, che gli ha consentito di ottenere la pubblicazione della raccolta di poesie “Echi di storia”.
Nell’anno decorso (2018) ha realizzato due opere monografiche dal titolo “Canto l’amore…e te” e “Cerchi concentrici” che fanno parte di una collana di cinque raccolte contenenti tutti i testi realizzati nell’ultimo anno, la cui singola composizione riguarda specifici argomenti, ed una pubblicazione che ha rappresentato il premio speciale assegnatogli in virtù del risultato ottenuto nel concorso “Poesia, segreto dell’anima”, dal titolo “Oltre le spine…il silenzio”.
Per citare solo alcuni recenti riconoscimenti:
Nel mese di settembre 2018, 1° classificato al concorso “Apri il cuore alla Poesia” nella sezione Vernacolo.
Nel successivo mese di novembre, nel contesto del concorso artistico letterario “ La nebbia agli irti colli”, 2° classificato nella sezione Vernacolo.
Nel dicembre 2018, nell'ambito del concorso di poesia a tema “L'autunno e i suoi colori” (a Ragusa), classificato al 2° posto. Nello stesso mese nel contesto del concorso artistico letterario “Il Sabato del Villaggio”, oltre a cinque riconoscimenti relativi alla partecipazione ad altrettante sezioni, gli veniva conferito anche il “premio alla carriera”.
Nel mese di marzo 2019, 1° classificato nella sezione a tema “La primavera” nell'ambito del concorso “Persephone – Fiori di Poesia”.
Al Terzo Premio Letterario Internazionale "Magna Graecia Arte e Poesia", 2° classificato nella sezione a tema "Il tempo corre veloce....", 2° classificato nella sezione Poesia Religiosa, oltre ad altri 7 riconoscimenti in altrettante altre diverse sezioni.
Al Concorso "Il Sabato del Villaggio" Emozioni e Melodie in Versi, 1° classificato nella sezione "Articolo Giornalistico, 3° classificato nella sezione "Fotografia", 4° classificato nella sezione "La magia del Natale" oltre ad altri 7 riconosciemti in altrettante diverse altre sezioni.
Al Premio Internazionale Castrovillari V^ Edizione 2° classificato.
Al Concorso Nazionale di Poesia “Poesia nel Borgo“ 2021 VII Edizione 2° classificato.
Al Concorso di Poesia “innANZItutto VERSI IN VERNACOLO E POESIA NEL BORGO” 2021 – 3° classificato sezione vernacolo.
Al Premio Internazionale di Poesia "Città di Varallo" edizione 2021 – 6° classificalto.
Al 5° Premio Nazionale "Novella Torreggiani" Letteratura e Arti Figurative – 2° classificato sezione vernacolo.
Al Campionato Italiano della Poesia 1^ edizione – 3° classificato.
Al VII Premio Nazionale di Poesia "Spiga di Grano – 2° classificato sezione vernacolo.
Al Concorso Nazionale di Poesia Ischia Isola Verde XIX edizione – 1° classificato per la giuria popolare sezione italiano a tema libero, 2° classificato.
Alla 1^ Edizione Premio Iinternazionale “LADY/LORD OF POETRY” 2021 – 3° classificato.
Alla V^ Edizione Concorso Letterario Nazionale “LE PAROLE ARRIVANO A NOI DAL PASSATO” - 2021 – 2° classificato sezione italiano.
Al Quarto Premio Letterario Internazionale “MAGNA GRAECIA” Arte e Poesia 2021 – 1° classificato sezione vernacolo – 2° classificato sezione poesia inedita – 5° classificato sezione racconti brevi (ed altri riconoscimenti in altre sezioini del concorso).
E’ presente in numerose antologie nelle quali sono stati pubblicati suoi testi poiché ritenuti di interesse letterario.


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IL CRISTO VELATO

Al cuor del tempio gentilizio
su un gelido bianco strapunto
giace senza vita il Cristo,
spento e abbandonato;
chissà qual pietà d'un vel lo coperse,
che al mondo, però, scorgere ha lasciato
martirio al corpo e al viso,
le trafitture ai pié ed alle man sottili,
la vena palpitante sulla fronte,
la chioma trasudante macera al tormento,
l'ultime stille di dolore
tra le palpebre di due occhi stanchi.
Asconde appena le membra martoriate,
ma quel sudario i simboli non covre
del dolore immenso e la Passione,
e s'imposessa d'ogni cavità
d'un corpo del tempo prigioniero;
distingue l'obnubilata vista i chiodi,
la spugna di fiele ed il martello,
una tenaglia e la coron di spine!
Dall'anno MDCCLIII, a la navata Sansevero,
del tuo corpo fedeli son custodi
Disinganno e Pudicizia, mentre,
inibiscono i mortali foto e carezze;
si fissano a la mente mai provati spasmi
e non s'avverte il freddo di quel marmo.


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L'ASINO E LA LUNA

Passi lenti portavan un capo lasso,
di pensieri colmo e parol non dette,
la man che l'altra sorreggeva al sacro osso,
s'intorpidì ma ferma ed aggrappata stette.

Quel mesto cammin s'arrestò d'un tratto
dinanzi ad un cancello rugginoso,
l'arto, intanto, avea perso il tatto,
tant'è che partorì una smorfia il viso.

Oltre la grata un asino paziente
in diversi sensi scosse l'orecchie appena,
guardò incuriosito il camminante,
che la man destra sfregava di gran lena.

L'equide non capì quel gesto strano,
e al cielo alzando ampio testone
emise un raglio ch'echeggiò lontano,
persin la luna ebbe un'emozione!

Il diversivo avea svegliato l'arto
che in tasca posto invece fu,
il ciuco seguitò a brucar nell'orto,
la luna seguì l'orbita nel blu.


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LONGWOOD, ULTIMA TERRA

Grand'uom fu della guerra
e grande più dei grandi,
conquise molta terra
dall'Alpi sin'all’Egitto,
dal Galiziano Regno e Basco
al suol dei Gallici che fu,
dallo stretto di Capo Peloro
agl'Impéri di potenti Zar.
Lo tributar stratega
vent'anni di battaglie,
e sprofondava il suol
al calpestìo dei pié.
L'Imperator da giovin,
pur General di truppe,
respinto ebbe l'amor
da ben tre donzellette;
per tal ragion dapprima
fu egli corrisposto
d'una volgar cocotte.
Negl'anni suoi di vita,
che furon cinquantuno,
dovette anche subir,
oltre a pregi e onor,
onte, disdoro e offese:
"la congiura dei pugnali";
quando un di la spada
Luciano, suo fratello,
al collo gli puntò;
l'addio alla Vecchia Guardia
e il dramma della fuga,
ed il sicur linciaggio
pria di condanna giudizial.
All'avanzar declino
persin l'arsenico ingerì,
ma lo salvaron prodi
dans le château de Fontainebleau.
L'ultima sconfitta l'esiliò
a Longwood, ultima terra!
Smagrito, il viso scarno,
freddo divenne il guardo,
sul dorso il crin si pose,
sulfureo il ghigno e cupo
a volte e spigoloso,
Disuria e Gastralgia
fecer'occhi sofferenti,
sin quando un sabato
di quel giorno quinto,
e fu pur quinto il mese
dell'anno mille
ottocento e ventuno,
l'Imperator si spense.
Mai nell'oblio d'egli
il mondo rimarrà,
sol fosse per il palmo
che tenéa al petto,
od all'udir "l'Eroica" (sinfonia n. 3)
che Ludwig van Beethoven
al giovin condottiero dedicò.
Come al novellier lombardo,
oggi, esorta mente or su
dal proferir se tale
scossa vita, vera gloria fu?