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Mar, Apr
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Durante il tramonto la ragazza ritorna dalla campagna con il suo fascio di erbe; e porta con sé, in mano, un piccolo mazzo di rose e di viole, delle quali, come di consueto, lei si accinge ad ornare il petto e i capelli, domani, al giorno festivo.
Una vecchietta è seduta a filare sulla scala insieme alle vicine proprio nella direzione in cui tramonta il sole; e va raccontando le storie dei suoi anni felici, quando durante i giorni di festa, si ornava, e, ancora sana e snella, era solita danzare la sera insieme a coloro che ebbe come compagni dell'età più bella.
Ormai il cielo inizia a scurirsi, il cielo sereno torna azzurro, e al biancheggiare della giovane luna ritornano giù dai colli e dalle case le ombre.
Ora la campana dà segno della festa che sta arrivando; e a quel suono, diresti che il cuore si consola.
I fanciulli gridando in gruppo sulla piazzola, e saltando di qua e di là fanno un rumore allegro: e intanto il contadino ritorna fischiando alla sua povera casa, e fra sé pensa al giorno del suo riposo.
Poi, quando intorno è spenta ogni altra luce, e tutto il resto tace, puoi sentire il martello picchiare, senti la sega del falegname, che sveglio nella sua bottega chiusa, alla luce della lucerna, si affretta e si dà da fare per finire il lavoro prima della luce dell'alba.
Questo è il giorno più gradito di tutti e sette, pieno di speranza e di gioia: domani le ore porteranno tristezza e noia, e ognuno ritornerà a pensare al consueto lavoro.
Ragazzo allegro, questa età fiorita è come un giorno pieno di felicità, giorno chiaro, sereno, che arriva prima della festa della tua vita. Sii felice o fanciullo mio, questa è una condizione beata, una stagione lieta. Non voglio dirti nient'altro; ma non ti dispiaccia che la tua festa tardi ancora ad arrivare.
Questo componimento di Giacomo Leopardi ripercorre chiaramente e riassume una serie di tematiche riconducibili allo "Zibaldone", ma in parte presenti anche nei suoi Idilli. La poesia comincia subito presentandoci una fanciulla, che indaffarata attende il dì della festa: lei non rappresenta altro se non la speranza, l'attesa, ovvero la tematica su cui s'incentra l'intero componimento. Troviamo poi la vecchierella, che rappresenta in un certo senso la nostalgia per i tempi andati ed introduce di conseguenza la tematica della memoria. In seguito possiamo ritrovare il tema dell'infinito, infatti la notte che scende subentrando al tramonto crea un'atmosfera indefinita, accentuata da sostantivi come "oscurità" e "ombre"; quest'atmosfera può anche essere interpretata come un esempio di sublime, e la luna, una figura indefinita, ma piacevole, è l'immagine sublime per eccellenza. La "squilla", la campana, indica che il giorno della festa s'avvicina sempre più, e rappresenta anch'essa l'attesa del domani. L'ambiente recanatese viene presentato come un qualsiasi villaggio rurale in cui tutti sono impegnati nelle proprie faccende, c'è chi raccoglie fiori, chi fila, chi zappa… nonostante quest'apparente stato di routine c'è qualcosa nell'aria: è sabato e tutti sembrano eccitati o perlomeno confortati all'idea che il giorno successivo sarà un giorno di festa. Nell'ultima strofa del "sabato del villaggio": il suo scopo è spegnere nel lettore l'illusione creata dalla speranza e denunciare il piacere che è ingannevole; infatti solo il momento dell'attesa (sabato, giovinezza) può dirsi piacevole. Tuttavia, il poeta svolge il suo compito con affetto, non è brutale nello spiegare al "garzoncello scherzoso" che il suo futuro non gli riserverà altro che dolore e delusioni, forse come paragone è un po' azzardato, ma qui Leopardi appare come un padre affettuoso, che pur sapendo che la spensieratezza dell'infanzia non è che un'illusione destinata a sparire a breve, parla al figlio con saggezza, lasciandogli tuttavia scoprire da solo com'è la vita. Forse Leopardi vede nel garzoncello scherzoso proprio se stesso a quell'età, quando parlava animatamente del suo futuro con Silvia, forse il garzoncello rappresenta addirittura la poesia leopardiana precedente alla fase del pessimismo cosmico. 

Santina Barreca

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Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, è stata soprannominata la “città che muore” perché lo sperone di tufo a cui, con ostinazione, si è “aggrappata” si sta letteralmente sgretolando sotto il centro abitato. Una città “viva per miracolo”, che tra qualche decennio potrebbe scomparire per sempre.
Il borgo si presenta collegato al territorio circostante da un lungo ponte sostenuto da moderni tralicci. Esso può essere percorso soltanto a piedi ma, recentemente, il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi ci vive (una decina di persone) o vi lavora, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli o moto cicli.
Fortunatamente, un flusso turistico cospicuo e sempre crescente, anche di provenienza straniera, ha riportato grande vitalità all’antico villaggio. Quest’ultimo, recuperato nel suo aspetto originario, pian piano si sta ripopolando ed è ormai una consolidata meta turistica della regione Lazio.
Il borgo, fondato 2500 anni fa dagli Etruschi, sembra un luogo incantato dove il tempo pare essersi fermato. E passeggiando tra le strette viuzze, un vero e proprio dedalo fatto di spazi inconsueti, antichi palazzi e scorci panoramici, ci si imbatte in numerose botteghe artigiane, in cui si può entrare per assistere agli antichi mestieri.
Fra le principali attrattive, citiamo la Grotta di San Bonaventura, che in realtà è un’antica tomba etrusca. Secondo una leggenda, vi sarebbe avvenuta la guarigione miracolosa di un bambino – il piccolo San Bonaventura – per mano di San Francesco. Da non perdere è anche la Chiesa romanica di San Donato, eretta nel quinto secolo. Il grande restauro, avvenuto nel 1511, ne ha cambiato profondamente l’aspetto con l’inserimento di elementi rinascimentali. Degno di nota è lo stupendo portale centrale realizzato nella prima metà del ‘500. Molto interessanti anche le opere d’arti presenti all’interno, fra cui un ciclo di affreschi di artisti della scuola del Perugino ed un crocifisso ligneo del 1400.
Al tramonto, questo bellissimo luogo, si colora di strane tonalità, offrendo curiosi giochi di luci ed ombre tra gli affilati crinali e la rada vegetazione, e formando un quadro paesaggistico ancor più surreale.
Bagnoregio diventa veramente magico in occasione del presepe vivente che anima il borgo. E pare di venir catapultati nel medioevo quando le strade del paese si animano di comparse che fanno rivivere le antiche botteghe, ricreando la quotidianità che riporta i turisti indietro nel tempo. 

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Santina Paradiso è nata a Gangi, in provincia di Palermo, dove ha vissuto per 29 anni, fino al trasferimento a Mazzarrone, in provincia di Catania. Si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo ed è iscritta in Storia presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne di Messina. Ha frequentato un corso triennale di studi teologici presso la Scuola Teologica di Base “Innocenzo Marcinò” della Diocesi di Caltagirone. Ha esercitato la professione di avvocato ed ha svolto le funzioni di Vice Procuratore Onorario della Repubblica. In atto svolge funzioni dirigenziali e di Vice Segretario presso il Comune di Mazzarrone. Sin dal 1991 ha intrapreso studi e ricerche di storia locale e sulla figura di don Luigi Sturzo. Accademica e cultrice della tradizione popolare ha pubblicato un poemetto e Saggi vari, collaborando per riviste e periodici, quali “La Croce di Costantino” e “Sintesi”, e a varie pubblicazioni. Si è dedicata inoltre alla memorialistica, alla narrativa e alla poesia. Le sue poesie e racconti, sia in lingua che in vernacolo, sono pubblicati in diverse Antologie:

Pubblicazioni e curatela dei seguenti volumi:
- Mazzarrone, Un comune giovane tra gli Erei e gli Iblei - CUECM, Catania 1995, pagg. 333;
- Parrocchia San Giuseppe Mazzarrone, abhinc centum annos, Un secolo di fede, storia e tradizione 1908-2008, Ragusa 2009, pagg. 526, imprimatur alla stampa e alla pubblicazione della Diocesi di Caltagirone.
- Le grandi meraviglie dei nostri piccoli comuni - Storia, Tradizione e Cultura del Calatino Sud Simeto (curatela) nell’ambito dell’omonimo progetto sovracomunale promosso dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’ANCI.
- C’era una volta il pane. U pani i casa i na vota a Ganci – Ed. Arianna, 2015.
- Fuoco sul ghiaccio. Dall’inverno all’inferno. 1942-1945, Grafiche Cosentino s.a.s. di E. Cosentino & Co., Caltagirone, 2017.
- Appendice al libro L'amore è il peso che dà il moto all'anima di Francesco Paolo Pinello - Lampi di Stampa 2015.
- Saggio su Mazzarrone nel volume Le chiese matrici della Diocesi di Caltagirone, Autori vari, a cura di don Vito Valenti, 2017.
Riconoscimenti e premi letterari:
- Premio dell’Accademia Internazionale “Città di Roma – Regione Sicilia – 2° Trofeo Sicilia 1998, quale operatore culturale.
- “Ambasciatrice della Cultura” conferito dal Comune di Mazzarrone, Anno 2009.
- E’ risultata vincitrice in vari concorsi letterari nazionali ed internazionali di poesia e di narrativa.

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MIO PAESE

Mio paese antico verso il cielo proteso
di fragranze arboree e di colori acceso
di ortensie e di gerani infiorato
di menta e di violacciocche profumato.

Mio paese dal terrazzo prospettato
ove l’occhio spazia e si bea incantato
per valli e per declivi allargati
e su distese di tetti anticati

orlati di sassi in allineamento
su cui s’infrange il vento
mentre campanili gotici e barocchi
scandiscono i rintocchi.

Mio paese dove il tempo è ritrovato
il passato sulla pietra è segnato
il giorno fluisce lento alla sera
in una silente e mitica atmosfera.

In te annego nel verde di un prato
nel rosso del fieno non ancora falciato
nel giallo di spighe dorate
nell’intenso colore di terre arate.

Mio paese d’autunnale brezza
con la nebbia che i comignoli carezza
e lucida le basole di viuzze addentrate
strette, tortuose e acciottolate.

Al viale di foglie un manto
ma sotto la neve un incanto
con i fiocchi che danzano attorno
mentre il pane cuoce nel forno.

Quando arrivo alla tua frescura
già dall’angolo dopo l’altura
mi inviti e mi sorridi grato
ridente e immutato.

Come una volta unico ti sveli
nell’aurea cosmica avvolto di veli
e di silenzio surreale
accoccolato sul monte, speciale.

In un afflato trova valore
il senso di appartenenza con ardore
e il forte senso di identità
in cui è radicata la comunità.

In te mi ritrovo e mi abbandono
e riscopro quel che sono
perché i miei luoghi ce li ho dentro
rivoli che solcano l’anima al centro.

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Dell’arte, si sa, è facile goderne, difficile è parlarne. Commentare la nuova opera scultorea “La donzelletta”, del maestro Telemaco Tucci, richiede, quindi, una buona dose di umiltà ed un grande amore per questo nobile mestiere, frutto di talento ed ingegnosità. La sopracitata creazione artistica vuole essere un omaggio al grande poeta recanatese Giacomo Leopardi, ed è stata commissionata appositamente per la rassegna artistico-letteraria“Il sabato del villaggio”. La statuina, disegnata con cura, brilla di luce propria.
Si rimane subito colpiti dalla figura stilizzata della giovane donna, il cui profilo è indefinito proprio per dare la possibilità ad ognuno di noi di riconoscersi in lei. Lunghi capelli castani le incorniciano il volto, dolcezza che propaga al suo cuore nell’atto di stringere al petto un mazzetto colorato di rose e viole.
La figura femminile, protagonista di molte opere del maestro Telemaco Tucci, proposta nella forma rigida di un manichino dai colori vivaci ed uniformi, viene collocata in uno spazio immobile, pacato, senza tempo. Forse sta a simboleggiare l’attesa che, come descrisse magistralmente il grande poeta, è spesso illusoria. Anche il momento più lieto, infatti, lo si percepisce con un velo di tristezza. Ogni cosa porta con sé il marchio dell’effimero, regna la consapevolezza della caducità della vita.
Le opere realizzate da Telemaco Tucci si rivelano sempre ricche d’inventiva, sono creazioni che suggeriscono racconti senza tempo. A volte provengono da uno spazio lontano, da ere che non ci appartengono ma che custodiamo animalescamente dentro di noi. Le sue creazioni ci convincono. Attendiamo dalla sua mente e dalle sue mani altri successi.

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Dolceacqua, situato sulle colline dell’entroterra ligure, tra Ventimiglia e Bordighera, a pochi chilometri dal confine con la Francia, è un bellissimo borgo medioevale, una vera e propria oasi di pace dominata dal silenzio dei “caruggi” (vicoli stretti). Nel tipico paesino, che conta meno di 2000 abitanti, si respira un’aria medievale, complice il castello Doria che si erge in una posizione dominante rispetto alla vallata. Lo si raggiunge fra pittoresche viuzze, cantine vinarie e tipiche botteghe artigianali. La fortezza ospita una ricca mostra che racconta la storia di due grandi famiglie, i Doria e i Grimaldi ed è sede di manifestazioni ed eventi culturali che si tengono durante l’anno.
Il Ponte Vecchio di Dolceacqua, che unisce la parte vecchia del paese (chiamata “Terra”) a quella più moderna (chiamata “Borgo”), è un capolavoro di armonia e di eleganza”. Lo stesso Claude Monet, pittore impressionista francese, ne rimase affascinato e decise di dipingerlo, soprannominandolo “un gioiello di leggerezza”.
Benchè il borgo medioevale sia piuttosto piccolo, sono numerosi gli edifici religiosi da visitare: seguendo le stradine in pietra si giunge alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, che accoglie al suo interno il Polittico di Santa Devota. Vi è poi la Chiesa di San Bernardino, famosa per i suoi affreschi medioevali; la Chiesa di Sant’Agostino, che risale al 1600 ed ospita antiche statue; l’oratorio di San Giovanni Battista è una pinacoteca piena di quadri; la Chiesa di San Giorgio, edificata nell'XI secolo, custodisce dentro una cripta i resti di alcuni membri della famiglia Doria.
Dolceacqua è ricca, inoltre, di botteghe di artisti, di artigianato, di odorose cantine e di negozi di prodotti tipici. Tanti sono i ristorantini dove mangiare e numerosi sono i bad&breakfast dove alloggiare.
Altra cosa interessante sono i portali delle case situate nel centro storico, lavorati in pietra nera locale. Sono di tipo religioso, nobile o allegorico. Gli stemmi di origine napoleonica conservano tutto il loro fascino. In via Dietro la Colla vi è un casolare dall’aspetto sinistro: secondo la leggenda qui si davano appuntamento le streghe per le loro opere malefiche.
Per quanto riguarda la produzione locale spicca senza dubbio il rossese, vino rosso dal sapore morbido e vellutato, degustabile in tutte le trattorie sparse tra i "caruggi". 

Il ponte vecchio nel dipinto di Monet

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Roberto Mendicino nasce a Cosenza ed è docente di lettere. La sua ricerca artistica si snoda attraverso lo studio della tecnica, intesa come forma di evoluzione del disegno stesso, dove il concetto del “disporre” è inteso come possibilità di compenetrazione e sfida di ruoli. Di fondamentale importanza rimane l’evoluzione di uno stile proprio, riconoscibile attraverso opere quali “Maschera nel deserto”, “Attesa”, “Pier delle Vigne” (vincitore al Festival Art Spoleto 2016), “Vergine Sposa col Bambino” (opera unica nel suo genere iconografico), “Il portatore”, “Uomo che guarda”, “I deserti dell’anima”, “La solitudine dell’opposto”, “La scena oltre”,”Altrove”, “Assenze”, “Prospettive”, "Onde immobili”, “L’intrusa”, “Sfere", “La vite”, “Invasioni," ”Sospesi”, “Silenzio assordante”, “Il canto della strega”.
Per le importanti attività che ha svolto e svolge nel campo della cultura e dell’arte, ha ricevuto riconoscimenti molto prestigiosi tra cui Premio Festival Art Spoleto 2016 e 2018 nell’ambito del Festival dei Due Mondi; “Diego Velázquez” e “I Guerrieri di Riace” (Lecce, 2017); “Julius Caesar Imperator” (Lecce, 2018); “Premio Galarte” Rende (Cs), Museo del Presente, sotto il patrocinio del Senato della Repubblica e del Ministero per i beni e le attività culturali, 2018; “I Premio Internazionale Arte Palermo” (2018); “Pablo Picasso” (Lecce, 2018); “Premio Europeo Eccellenza delle Arti” (Roma, Barcellona, Parigi, 2019); “Artemisia Gentileschi” e “Monna Lisa” (Lecce, 2019); “Apollo e Dafne” (Mesagne, 2020); “I Premio Internazionale Città di Budapest” (2020).

L’artista è stato ancora insignito di altri numerosi riconoscimenti tra cui il 1° posto per tre anni consecutivi (2015-16-17) al “Borgia Film Festival” e al I Concorso artistico letterario nazionale “La nebbia agli irti colli…” (Edizioni Atlantide - 2018), entrambi per la sezione pittura.

L’artista espone in Italia, Europa e America. Tra le mostre personali più importanti si ricordano “Maschere nel deserto” (2016) e “I miei deserti” (2018), Cerisano (Cs), Palazzo Sersale, e “I deserti dell’anima” presso la Biblioteca Nazionale di Cosenza nel 2017.
Paolo Levi, critico d’arte, così scrive di lui: “Nelle composizioni pittoriche di Roberto Mendicino, in bilico tra una figuratività metafisica e una visionarietà surreale, si dipana un universo d'immagini enigmatiche che si caricano di significati simbolici. La sua ricerca stilistica e contenutistica allude alla trascendenza e conduce chi guarda in un mondo complesso, abitato da simboli da decifrare e scandito da attese e silenzi, che sfiorano il reale solo per un breve istante, per ritornare subito a luoghi immaginari senza spazio e senza tempo”.

Invasioni, olio su tela, 100x100, 2020

 

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ROGLIANO - L’artista Sandro Sottile farà parte dell’ambizioso progetto musicale “L’Italia in dialetto”, un tour artistico che lo vedrà protagonista, in questa stagione, nei maggiori teatri italiani e nei luoghi di culto, nel rispetto delle norme vigenti legate al Coronavirus.
Gli autori del progetto sono Antonio Nicola Bruno (Compositore, cantante, musicista) ed Enzo La Gatta. Collaborano, insieme a Sottile: Tony Cercola (Percussionista, scrittore, musicista) e Carlo Faiello (Cantautore, compositore). Da sottolineare la partecipazione di Peppe Lanzetta (Drammaturgo, attore e scrittore).
Sottile, che da qualche lustro si occupa di musica e canti popolari, si è detto soddisfatto per questa nuova importante opportunità.
Ed è proprio da questi momenti musicali che è nata la collaborazione con i sopracitati esponenti della musica popolare: musicisti dediti alla riscoperta delle musicalità e sonorità meridionali, che hanno in comune l'amore per la musica etnica, per i dialetti, per la tradizione, per i ritmi incontrastati della tarantella del Sud, che vede, sempre di più, accostarsi una folta schiera di giovani.
Il musicista cosentino ha così dichiarato al nostro giornale: «Sarà un’esperienza positiva, un momento di arricchimento e di orgoglio personale. L’iniziativa, come del resto le precedenti, mi permette di conservare nitidamente la memoria della mia terra d’origine. A dare un particolare fascino all’esecuzione dei vari brani, sarà l’utilizzo di alcuni strumenti propri della musica popolare calabrese. Fra questi, la regina è senza dubbio la chitarra battente. Verranno impiegate anche le tradizionali zampogne, le "pipite", la lira calabrese. Sono certo - conclude l'artista - che i numerosi brani proposti “attarantoleranno” gli spettatori, inducendoli a ballare e a cantare con noi».
Il musicista roglianese ha pure annunciato che è in cantiere il nuovo videoclip “Noi meridionali” in collaborazione con il cantautore partenopeo Eugenio Bennato, con il quale ha intrapreso da anni un’importante cooperazione artistica. Coronavirus permettendo, rimane sulla carta il tour estivo 2020 “Tarantella ca nun và bona”.
Ricordiamo che Sottile nasce a Rogliano nel ’62 e si avvicina da giovanissimo alla musica. A tredici anni, infatti, inizia lo studio della chitarra, della zampogna e della ciaramella, strumenti, questi ultimi due, che inizia a costruire artigianalmente nelle forme più arcaiche. Artista completo nell’ambito della ricerca antropologica musicale del meridione, è pluristrumentista, cultore e cantore delle tradizioni popolari.
La sua discografia comprende 6 cd: nel 2009- “C’è quel sud”; 2010:“Live@Rogliano” – Notte bianca; 2011: “Ex voto”; 2011: “Cantannu e sonannu”; 2012: “Sulle tracce dei terroni”; 2019: “Alchimia popolare”.
Ma da dove nasce la passione di Sandro Sottile per la musica popolare? :«La mia passione - spiega - nasce da lontano, sono proprio i suoni ed i ritmi della musica del sud che mi prendono e che sono fondamentali. Volevo citare alcune collaborazioni importanti che ho intrapreso nel tempo. Ad esempio con Eugenio Bennato, con il quale ho dei rapporti professionali costanti; e, poi, con Tony Esposito, ed ancora con il gruppo musicale “Zona Briganti” e con tutti quei musicisti calabresi con la EMME maiuscola. Un po’ di anni fa ho suonato anche con Danilo Montenegro. Nel 1981 ho fondato il gruppo di musica popolare “Narratiuncula”, con degli amici di infanzia, ed ho iniziato questo percorso musicale che si è protratto nel tempo fino ad arrivare all’ultimo lavoro che ho chiamato “Alchimia popolare”, una sorta di viaggio fantastico, una magia attraverso i suoni del sud. La nascita dell’associazione culturale del progetto “C’è quel sud” - conclude Sottile - si pone come obiettivo di mettere in evidenza la musica della Calabria e le eccellenze, una sorta di rivalutazione degli artisti presenti sul territorio».
Il nostro augurio va a questo formidabile cantautore che, con coerenza rara, ostinazione e coraggio, percorre le strade del sud cantando fatica e dignità, nuovi e antichi soprusi, solidarietà e riscatto.
Nella foto: Sandro Sottile insieme ad Eugenio Bennato

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Moena, il cui nome in latino significa palude, è un paese di circa 2.000 abitanti in provincia di Trento ed è situato in Val di Fassa, a poco più di 1.200 metri d’altezza. In estate è circondato da verdi e fioriti pascoli e in inverno da gruppi dolomitici innevati, come i famosi Sella, Catinaccio e Latemar.
All’alba e al tramonto le cime delle Dolomiti che lo circondano si tingono di rosa: ecco perché questo graziosissimo paesino montano è conosciuto come la Fata delle Dolomiti, nel cuore della Val di Fassa.
Recentemente premiato ai Green Destinations Awards come meta che promuove un turismo sostenibile (il centro nei periodi di alta stagione diventa una zona pedonale con mezzi alternativi di trasporto e numerose e-bike), Moena ha la fortuna di trovarsi ai piedi delle più belle Dolomiti del Trentino.
Qui, in estate, ci si può rilassare con lunghe passeggiate ed escursioni a piedi o in mountain bike, fare un bagno nelle piscine e nelle vasche idromassaggio delle strutture ricettive, oppure shopping tra le botteghe artigiane e i mercatini tipici del centro. E ancora, assaggiare i prodotti locali come il conosciutissimo Puzzone di Moena DOP, il formaggio dall'inconfondibile gusto di erbe degli alpeggi.
La tradizione culinaria ladina qui è vivissima, valorizzata sia dai ristoranti che dagli eventi enogastronomici .
In inverno, invece, è meraviglioso frequentare le piste della “Ski Area Alpe Lusia – San Pellegrino”, un comprensorio sciistico con una funzionale rete di impianti di risalita e piste dagli scenari unici.
Chi invece pratica lo sci di fondo troverà al Centro del Fondo Alochet, a due chilometri dal Passo San Pellegrino, bellissimi tracciati che si snodano tra ampie radure e boschi innevati. Inoltre, è proprio da Moena che parte la famosa Marcialonga di Fiemme e Fassa, la più importante gara di sci di fondo in Italia, che si tiene a gennaio.

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Sono nato il 3 ottobre 1974 a Brescia, dove mi sono diplomato nel 1994 come geometra.

In precedenza, ho pubblicato: Luce solare – Poesie nel cuore della notte/Il Giardino dei giochi – Io e Virginia/Nuovo viaggio/Dentro noi, oltre le stelle/Anima e Delizia – Poesie dell’Eros/Ricordi/Occhi cuore anima/Metamorfosi Metamorfosis Metamorfoses Metamorphosis Метаморфоз/Fiabe incendiarie Cuentos incendiarios Зажигательные сказки Incendiary Tales/Lilith/Images/Luce/Impressioni/Carillon (Fable poems Favole poesie)/Visioni/Bagliori dorati/Resplandores dorados/Bellezza Belleza/Caterina/ Anima/Soul.

"Entre inverno y paraìso", a cura di Fátima Rocío Peralta García, ed. Akkuaria, è una delle varie antologie in cui sono presente.

Il 18/12/2010 a Catania; alla prima edizione del Premio Letterario "Omaggio a Emilio Greco", mi sono classificato terzo ex aequo, con la lirica "Nuovo viaggio"; al Concorso Internazionale Poesia, Prosa, Arti figurative "La Finestra Eterea" ho ricevuto coppa 2° posto sia per poesia singola, edizione 2015, sia per "Lilith", edizione 2017, e coppa 4° posto per "Carillon", edizione 2019.

Il 24 novembre 2018, a Forte dei Marmi, al Premio Internazionale “Buonarroti”, 4^ edizione, con "Lilith", ho vinto un diploma d’onore con menzione d’encomio; lo stesso per la poesia singola “Canzone”, mentre, alla premiazione del 30 novembre 2019 ho ricevuto il premio per libro di poesie per ragazzi, assegnato a "Carillon".

Per "Carillon", ancora, il 24 novembre 2019, al "Premio Leandro Polverini", mi sono classificato al 1° posto nella sezione poesia onirica con la seguente motivazione:
"L’intera raccolta è attraversata da una felice tensione verso il bene, che è tutto terrestre, consistendo nell’attrito esercitato dai viventi scen-dendo verso quel futuro ineluttabile e sempre imminente, che obbedisce alla legge entropica. Nei testi corrono e s’intrecciano suggestioni foniche, l’oltre-cielo e l’oltre-tempo che ci propongono molto più di una straordinaria capacità espressiva dell’Autore bresciano e una sua manifesta predisposizione nel captare sensazioni oniriche, sottili e misteriose".
(Il presidente della giuria Luciano Catella)

Con la poesía “Anime” ho ricevuto la Menzione d’Onore al 23° Premio Letterario Internazionale "Trofeo Penna d’Autore" di Torino, 2019.

Nel 2020, alla decima edizione del Concorso Internazionale Artistico Letterario promosso da Associazione Culturale “Lovingambiart” e da "Società Italiana di Medicina Ambientale", la Giuria, per la Sezione B, " Poesia a Tema: Uomo Natura Ambiente", mi ha attribuito il Premio Speciale Unico “Maria Gaetana Agnesi” per la Lombardia, per l’Opera: “Fiori”. Presidentessa dell'associazione “Lovingambiart”, Adriana Zammarrelli.

Nel 2014 ho ideato la 1^ Edizione del Concorso Letterario Internazionale POESIE NEL PAGO DELLA MITRIA, quale ideale proposta per riscoprire la bellezza custodita nel cuore di ogni essere umano attraverso la rivisitazione di un sacro luogo.

La poesia rappresenta una forma per ritrovare se stessi nella riflessione della vita quotidiana, grazie anche al confronto altrui.

Figuro anche nell’antologia "…e tu puoi contribuire con un verso", raccolta di poesie lette su Instagram durante la quarantena (Rinascimento poetico Vol. 1) di Paolo Gambi.

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CANZONE

L’uomo ha smarrito se stesso
in un giorno di neve
sommatoria di colori

il ruscello ed il cielo
cantano all’unisono:

Che cosa pensi?
Che cosa credi?
Che cosa vedi?

In un raggio di Sole
è scritta la nostra identità
come un occulto ricordo
che ora torna al presente a noi
è malinconia che si scioglie
in soluzione di nuova vita.

Ed una canzone
sgorga dalle pietre
e ci consacra
nuovamente eterni
nella fiaba dell’esistenza.

Adesso io vedo Te
come cristallo purissimo
in cui riflettermi
per riconoscere l’Umanità:
gioco di Luce effimero.
Dai sepolcri innevati
ora sento il canto della vita
innalzarsi
verso il cielo, verso il Sole.

Recita di anime lontane
echeggia dal passato
perdendosi in un bagliore effimero.
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Viganella, piccolo borgo di 207 anime della Val d’Ossola, in provincia di Verbano Cusio Ossola, è famoso per una particolarità: resta in totale assenza di sole dall’11 novembre al 2 febbraio di ogni anno. Ciò accade perché il paesino è stato costruito sul versante di una montagna dove la luce solare, durante questi mesi, non riesce ad arrivare. Questa particolare condizione accomuna Viganella al Polo Nord ed alla Siberia: ogni inverno sopraggiunge buio e freddo, spandendo un’atmosfera irreale.
Per secoli gli abitanti hanno saputo adattarsi alla situazione, fino a quando nel 2006, con il supporto di ingegneri e architetti, il sindaco di questo piccolo centro ha deciso di investire per la realizzazione di una superficie riflettente. Uno specchio di 40 metri è stato posizionato a 1100 metri d’altitudine sul fianco della montagna. Lo strumento, in grado di assicurare 6 ore di luce, riesce a far convergere le radiazioni luminose nei punti prestabiliti, come ad esempio la piazza principale del paese, la chiesa parrocchiale o la parte pedonale. Il funzionamento di questo grande specchio, il cui rendimento è maggiore verso mezzogiorno perchè la sua superficie è allineata con la posizione di Viganella, è regolato da un computer durante il giorno. Durante la notte viene riposizionato, in modo che al mattino possa ripartire nella posizione ottimale.


Il “Progetto Specchio”, che ha richiesto un investimento di circa 100 mila euro, ha fatto guadagnare al borgo una fama inattesa ed incrementato il settore turistico. I visitatori, affascinati dagli spettacoli di luce, ne approfittano per visitare le stradine e le piazzette, magari presenziando alla Festa della Madonna Candelora, che si celebra il 2 febbraio dopo i canonici tre mesi di buio.
Il minuscolo centro, contornato da casette in pietra e lesene, funge da attrattiva assieme alla graziosa Parrocchiale della Natività di Maria, seicentesca, fregiante un battistero classico e quadri settecenteschi. Particolare è il campanile dotato di orologio funzionante. 

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Con immenso piacere abbiamo rivolto alcune domande al signor Carmine Altomare, proprietario della "Tenuta Bocchineri", che, con impegno e passione, ha saputo dar vita ad una vera oasi naturalistica. Un habitat caratterizzato da uno splendido percorso nella natura, ove è possibile riscoprire anche la memoria degli antichi mestieri contadini.

- Parliamo della "Tenuta Bocchineri". Come e quando nasce l'idea di realizzarla?
«La "Tenuta Bocchineri" è da sempre una proprietà di famiglia che nel tempo si è ingrandita perchè sono stati aggiunti altri appezzamenti di terreno. Complessivamente è costituita da un'area di circa 3 ettari di suolo e si estende dalla zona adiacente il "Palazzetto dello Sport" di Rogliano, sino a confinare, nella sua parte più estrema, con il fiume Lara».

- Può spiegarci esattamente cos'è? Quali piante ospita? Che tipo di attività sono previste?
«Mi piace paragonarla ad una piccola oasi di pace, a quattro passi dal centro cittadino. Il percorso inizia dal cancello d'ingresso, realizzato da un bravissimo artigiano del paese. Subito dopo ci imbattiamo in un piazzale, fatto di pietre locali, dove è stata collocata una fontanella, ricavata da un tronco di castagno secolare (un tempo utilizzato come mangiatoia degli animali), ed ornata da un monoblocco di granito silano. Vi è anche un piccolo museo della civiltà contadina, con l'esposizione di vecchi attrezzi ed utensili degli antichi mestieri, ed una collezione di vini del Savuto. Nel giardino attiguo richiamano l'attenzione alcune radici di castagno secolare, raffiguranti sembianze di animali, e alcune pietre levigate dal fiume. Nelle vicinanze troviamo una casupola che conserva ancora il suo muro originario esterno. Al piano inferiore vi è un locale, anticamente utilizzato come pollaio, trasformato in una piccola cantina che ospita una "riempitrice", un utensile antico e raro che un tempo serviva per riempire le bottiglie di vino. All'interno sono custoditi anche altri attrezzi, tra cui la pompa a spalle di rame, che veniva utilizzata per dare il solfato alle viti. Nella tenuta troviamo alcune piante tipiche delle nostre zone montane, come la quercia secolare, che ha tutte le caratteristiche per essere denominata "albero monumentale", ed il "nespolo germanico", un albero assai raro, unico della specie in tutto il bosco». 

- Ci sono delle cose che lei, come proprietario di questa oasi naturale, vorrebbe venissero effettuate? Alcuni miglioramenti? Quali sono i suoi progetti futuri?
«Sarebbe utile che la fruizione di siffatti percorsi naturalistici e storici potesse avere scopi didattici ed educativi. L'idea di fondo è quella di salvaguardare gli habitat naturali, utilizzandoli in modo appropriato e valorizzare le nostre tradizioni come salvaguardia e promozione della memoria. Auspico che le scuole e le altre agenzie educative promuovano e sensibilizzino gli uomini e le donne di domani perchè com'è noto: "non si può parlare di futuro e presente se non si conosce il nostro passato". Eventuali miglioramenti possono avvenire se si costruisce una sinergia tra tutti gli attori del territorio, perchè l'azione individuale resterebbe costosa per chiunque e richiederebbe tempi lunghi per la realizzazione di qualsiasi progetto. Per quanto mi riguarda, resto a disposizione di chiunque volesse visitare gratuitamente la tenuta ed eventualmente estendere la passeggiata lungo un sentiero che conduce ad un mulino di antiche fattezze».

- Qual è il messaggio indiretto che il grazioso museo della civiltà contadina vuole trasmettere?
«Il museo, come le altre attrattive della tenuta, ha insito lo scopo di riscoprire le nostre tradizioni, i mestieri e, quindi, le nostre origini, nell'ottica di far conoscere ai giovani d'oggi la realtà di un tempo passato che rischia di essere dimenticata e, quindi, mortificata».

Valutazione attuale: 5 / 5

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Salvatore Gazzara nasce e opera a Messina, ha svolto la sua attività presso il Policlinico Universitario di Messina in applicazioni delle Tecniche Dialitiche.
Di carattere propositivo e determinato, sin da giovane si dedica, con passione, alla poesia in lingue e in vernacolo Siciliano, partecipando a numerosi Concorsi Nazionale e Internazionali di Poesia, ottenendo notevoli riconoscimenti di stampa specializzata, in ultimo: Premio “F. Baldoni” di Senigallia (AN), Premio “D.co Portera” di Cefalù (PA), Premio “Città di Battipaglia” (SA), Premio “Scrivere Sicilia” di Bagheria (PA), Premio “Maiori in love” di Maiori (SA), Premio “D.co Smorto” (RC), Premio “Poesie sotto l’albero” (CT), Premio “Maria Monteduro” (LE).
Nel 2018 riceve 2 Premi alla Carriera Artistica, rispettivamente nel Premio Letterario Internazionale “Antonio De Francesco” Vita Via Est – (CT) e nel Premio Letterario Internazionale “Athena Ars” – Rogliano (CS).
E’ pluri-accademico presso prestigiose istituzioni, anche internazionali, fra cui:
Accademia di Sicilia (PA);
Accademia Federico II di Svevia (TP);
Accademia Internazionale “Il Convivio” (CT) per meriti letterari;
Accademia Internazionale Vesuviana (NA) – Alfiere della Cultura;
Accademia Universale “Giosuè Carducci” (NA) – Gran Prix G.nna Papaccio;
Accademia Internazionale “Amici della Sapienza” (ME);
Socio Onorario Centro d’Arte e Poesia “Luigi Bulla” (CT);
Socio Associazione Culturale Euterpe.

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'NA PUPA ’I PEZZA

Un munzeddu di cannavazzi
cogghi dintra ’a naca
’a picciridda cu passioni.
’Na pupa ’i pezza
câ capa scucchiata,
’na bedda facci cuntenta,
’i capiddi a cannolu ’ncudduriati,
lu rijalu chiù beddu
chi ’ntô sonnu putissi ’viri.
’Na pupa ’i granni qualità
vistuta ’i sita priziusa,
cu du’ occhi brillanti
pari ’na fata binigna
chi ’nvita ’ntô magicu jocu
’a picciridda ’ntrunata e cuntenta.
Puru pi nui ci stannu ’i pupi
’i pezza câ capa scucchiata,
ma nun sunnu di fati binigni,
sunnu spiranzi dilusi, prugetti,
sonni, disidderi di vari passiuni.
Si vulissi comu ’i picciriddi
putiri campari di sonni,
ma comu ’i picciriddi
ni ’ccurgemu
d’aviri ’ntê mani sulu pezzi.

UNA BAMBOLA DI STOFFA
Un mucchio di stracci / raccoglie dentro la culla / la bambina con amore. -/- Una bambola di stoffa / con la testa staccata, / una bel viso contento, / i capelli a riccioli avvolti, / il regalo più bello / che nel sonno potesse avere. –-/-Una bambola di grande qualità, / vestita di seta preziosa / con due occhi lucenti / sembra una fata affettuosa / che invita nel magico gioco / la bambina imbambolata e contenta. -/- Pure per noi ci stanno le bambole / di stoffa con le teste staccate, / ma non sono di fate affettuose, / sono speranze deluse, progetti, / sogni, desideri di varie passioni. -/- Si vorrebbe come i bambini / poter vivere di sogni, / ma come i bambini / ci accorgiamo / di avere nelle mani solo stracci.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Il campanile sommerso della vecchia chiesa di Santa Carerina è una delle meraviglie italiane da vedere almeno una volta nella vita. Situato in Trentino, quasi al confine con l’Austria, sembra spuntare dal nulla dalle acque del lago Resia, e dona ai nostri occhi uno scenario fiabesco e affascinante. In realtà esso cela la triste storia di un paese cancellato. La torre campanaria, datata 1357, è tutto ciò che resta di Curon Venosta (Bolzano), un paesino completamente allagato nel 1950 per creare il bacino artificiale atto alla produzione di energia idroelettrica. Gli abitanti fecero di tutto per impedirlo ma l’acqua invase case e terreni coltivati, risparmiando solo il campanile. Centinaia di famiglie furono, così, costrette ad abbandonare le loro case e a trasferirsi in altre abitazioni, qualche chilometro a nord, dove il paese venne ricostruito.
E oggi il campanile è ancora lì, a ricordare questa tragica pagina della storia locale.
Le campane non ci sono più dal 1950, ma qualcuno giura di sentirle ancora suonare nelle notti fredde invernali
Il panorama è insolito, a tratti malinconico. D’inverno diventa magico quando il lago è ghiacciato ed il campanile è raggiungibile a piedi. Si possono praticare anche alcuni sport invernali come lo sci da fondo, il pattinaggio e, grazie a venti forti e frequenti, lo snowkiting e la slitta a vela.

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Nata a Milano il 7 maggio 1958;
Laureata in Scienze biologiche;
da poco tempo pensionata, in precedenza Amministrativa presso Azienda Sanitaria.
Interessi e tempo libero: fotografia, arte, poesia, letteratura, turismo locale e regionale (paesi - villaggi - borghi - chiese ).
Negli anni '80-'90 ha collaborato con un mensile locale, "Comunità Nostra".


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MALINCONIA

Pioggerellina
gocciola l’agrifoglio,
lucciole sulle foglie
le perle di pioggia.

Nel silenzio assordante
di camere vuote
scosto la tenda bianca
dal vetro della mia stanza

Malinconia.

Valutazione attuale: 5 / 5

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Giuliana Carolina Montesanti, classe 1955, già Funzionario del Ministero Economia e Finanze. Ha profonda cultura musicale e ha frequentato scuola di ballo liscio, caraibico e latino americano. Esperienze come animatrice di gruppi di soggiorno e attrice di cinema. Organizzatrice di eventi musicali, artistici e culturali. Appassionata di fotografia, che ama realizzare come un pittore le sue tele, cogliendo tutte le sfumature di colore che la Natura offre e mettendo in evidenza i dettagli. Parla inglese, spagnolo e greco moderno.
Carattere estroverso, portata a interessarsi alle tematiche sociali, in difesa dei più deboli e di chi non ha voce, come gli animali. Studi classici che l'hanno portata ad avere un grande interesse per i viaggi, in particolare a rivolgere la sua attenzione verso la Grecia, quale fonte di cultura universale. Qui ha vissuto per alcuni anni, affascinata dal patrimonio artistico e ambientale, attingendo visioni e colori e incrementando la sua natura poetica. Da questo vissuto ha colto e trasferito con passione nelle proprie composizioni i riferimenti ai miti, che rappresentano da sempre ogni sfaccettatura dell'animo umano. Trasforma in versi il suo dire di sensazioni, emozioni, con la capacità di fare percepire ogni parola in scena. Descritta infatti dai suoi lettori come scritttice "cinematografica".
Adoratrice e ricercatrice della Natura in ogni sua forma, una cultura del bello che viene esaltata dai suoi versi, soprattutto nell'espressione estetica del mondo che la circonda. Animali, natura e la sua Terra, il Sud, che tanto ama, ispirano i suoi versi, sia in italiano che in verace vernacolo, pennellati d'amore e caratterizzati da grande spontaneità. Ama accompagnare le sue composizioni, poesie o racconti, con sottofondi musicali suggestivi, che ne amplificano il contenuto.
Numerosi i riconoscimenti e i premi ricevuti anche per la partecipazione a vari concorsi : 2 giugno 2019, presso il Museo Pontino di Latina, nel corso della XXI edizione del Premio Magna Grecia Latina New York, le veniva assegnato riconoscimento speciale per la Poesia.

2° Concorso artistico letterario nazionale "La nebbia agli irti colli" : - Sez. Poesia inedita - Encomio d'onore con la lirica "Sogni di fine estate"
- Sez. "Carezze d'autunno" Quinta classificata con la lirica "Ottobre" - Sez. Vernacolo Menzione di merito con la lirica "Notti fhunda" - Sez. Videopoesia Terza classificata ex aequo con la lirica "Pierrot" - Sez. Fotografia Menzione di merito con "Incanto"
Terzo concorso nazionale Atlantide edizioni "Il sabato del Villaggio" Emozioni e melodie in versi : - Sez. "La magia dell'inverno"
Prima classificata con la lirica "Solstizio d'inverno"
- Sez. "Il sabato del villaggio" Premio Presidenza della giuria con la lirica "Se un giorno" -
- Sez. "Racconti" Encomio con la lirica "Sogno di Capodanno" -
- Sez. "Videopoesia" Menzione con la lirica "Mattino d'inverno"
- Sez. "Vernacolo" Diploma di merito con la lirica "31 ottobre"
- Sez. "Poesia inedita" Diploma di merito con la lirica "Amore"
- Sez. "Fotografia" Diploma di merito con la lirica "Inverno.

Terzo concorso artistico letterario nazionale "Persephone Fiori di poesia" Atlantide - Centro studi nazionale per le arti letterarie Gruppo letterario "Apri il cuore alla poesia" "La voce del Savuto" periodico d'informazione : - Sez. Poesia edita Premio della critica con la lirica "Nudi pensieri"
- Sez. "Poesia inedita" Encomio con la lirica "Dietro i vetri" - Sez. "Vernacolo" Diploma di merito con la lirica "L'aggilluzzu"
- Sez. "Racconti" Encomio con la lirica "Calabria anni '50"
-Sez. Filastrocche Quinta classificata ex aequo con la lirica "A Greta e Dea"
- Sez. "Videopoesia" Menzione di merito con la lirica "Polvere di stelle"
- Sez. Fotografia Seconda classificata con l' opera "Quiete e tempesta".

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SOGNI DI FINE ESTATE

Sul finir dell'estate,
dall'alto a Torre Lupo,
guardavo il luccichio dell'acqua,
barche di pescatori e passaggi di delfini in mezzo al mare.
Alle spalle la collina addormentata,
tiepida aria e carezze di vento.
Suoni di conchiglie nelle orecchie e,
dai verdi eucalipti, canti di cicale innamorate.
Lucertole su assolate pietre e greggi di pecore lontane.
Languido pomeriggio pieno di sole
e un'ombra fresca dalla torre antica.
Febbre d'amor mi colse e colorò di rosso tutto intorno.
Rubini, smeraldi, zaffiri, diamanti, i miei occhi vedevano
e disseppellivano tesori in fondo al mare.
A piedi nudi, con la veste bianca,
a briglie sciolte, io ti correvo incontro.
Il nostro abbraccio caldo come il sole,
i nostri baci sapevano di mare.
Regina e re di quella torre e rupe
e il cielo testimone del mio amore.
Sentivo l'eco delle nostre voci
e musica veniva da lontano.
Ci avvolse una nuvola leggera,
a includerci nel sogno e la leggenda.
Ero Nausicaa, Afrodite o Arianna
e tu, Amor mio, Ulisse, Adone o Dioniso.
Segreti nascosti in quegli anfratti uscirono nell'aria di settembre.
Vivemmo, come già vissuto, la magica illusione del passato
e poi, usciti da quel sogno,
tornammo in terra di Calabria,
a cantare di quella nostra vita.

Giuliana Carolina Montesanti

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